Sistematici richiami da permessi e riposi, anche via whatsapp, con altrettanto sistematiche anticipazioni dell’orario di inizio turno, specialmente quello del mattino. Piano ferie completamente congelato a febbraio e marzo, e parzialmente riaperto ad aprile e maggio, ma centellinato al punto tale da non consentire al personale di programmare le ferie estive. Mancata applicazione dei piani di emergenza, con relativo contingentamento delle attività, espressamente previsti dalle norme in situazioni di sotto-organico. Rifiuto a liquidare le ferie arretrate e le ore di straordinario lavorate al personale cessato per dimissioni volontarie o pensionamento.
È quanto denunciato oggi dalla Fp Cgil sulla situazione del personale della casa di riposo di Legnago che per questo ha dichiarato oggi lo stato di agitazione. «Diciamo basta a questo scriteriato e insensato andamento, in cui i problemi si avvitano su sé stessi in assenza di qualsiasi reale confronto – spiega Valentino Geri, responsabile Funzioni locali della Fp Cgil Verona –. “’unica, inaccettabile, soluzione prospettata dalla direzione nel corso di alcune riunioni di reparto a cui il sindacato non è stato convocato, è stata la sistematica discriminazione delle operatrici neoassunte, alle quali si vorrebbe limitare ad una sola settimana le ferie estive. Per queste ragioni abbiamo deciso di dichiarare lo stato di agitazione, che proseguirà fintanto che la direzione non si aprirà a vere relazioni sindacali».
«La gestione del personale all’Ipab di Legnago, che conta 158 posti letto e una cinquantina di operatori socio sanitari, è arrivata quindi ad un punto di rottura – dicono i sindacalisti -. Più la direzione ignora i diritti, più aumentano le dimissioni volontarie verso strutture meglio organizzate, aggravando una carenza di organico che ormai alimenta sé stessa».
«Le attuali condizioni di lavoro non sono sicure né per le operatrici né per gli stessi ospiti, perché lo stress aumenta drasticamente il rischio di infortuni e di errori. Non è possibile continuare a spremere chi resta. È necessario andare alla radice del problema e prospettare soluzioni sostenibili per il personale rispettando i tempi di recupero e di conciliazione tra vita e lavoro», conclude Geri.
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