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30 Settembre 2022
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L’ospedale di Negrar primo in Sud Europa ad avere un acceleratore lineare integrato con una risonanza magnetica per la radioterapia antitumori

Il professor Alongi con la sua equipe davanti al nuovo macchinario

L’ospedale di Negrar primo nel Sud Europa a dotarsi di un acceleratore lineare integrato con una risonanza magnetica a campo alto (1,5 Tesla) per la più moderna radioterapia di precisione antitumori. Il supermacchinario “Mr-Linac Elekta Unit” è stato inaugurato oggi al Sacro Cuore, dove da agosto, ultimate le autorizzazioni da parte di Ministero e Regione, entrerà in funzione. Prima attrezzatura del genere esistente in Italia e nel Sud Europa. Basti pensare che Madrid ne ha appena ordinata una alla società che la costruisce, la svedese Elekta, ma la potrà avere solo tra un anno e mezzo.

«Siamo di fronte veramente ad un bisturi radioterapico, un sistema che unisce due apparecchiature, la risonanza magnetica e l’acceleratore lineare di ultima generazione, permettendo un salto in avanti enorme nella cura dei tumori – ha sottolineato il professor Filippo Alongi, 42 anni, dal 2014 direttore della Unità Operativa Complessa di Radioterapia Oncologica Avanzata del Sacro Cuore e professore associato all’Università degli Studi di Brescia -. La radioterapia ha come obiettivo concentrare una dose di radiazione letale sul tumore, preservando le strutture sane circostanti. Ma fino ad oggi non è stato possibile vedere nel dettaglio la posizione degli organi del paziente durante il trattamento. E soprattuto guidare la radiazione nel loro naturale movimento per esempio durante il respiro. Il sistema MR-Linac Elekta Unity è stato progettato per risolvere questo problema».

«Ci sono voluti 10 anni di ricerche, la partnerchip di Philips, e la creazione di un consorzio di centri medici avanzati di livello mondiale come l’Utrecht Medical Center, per arrivare a questo macchinario – ha detto Michele Neirotti, amministratore delegato di Elekta, multinazionale fondata nel 1972 dal neurochirurgo svedese Lars Leksell e oggi presente in 130 Paesi con 3700 dipendenti ed un fatturato di oltre 1270 milioni di euro -. Ma siamo riusciti a creare qualcosa di unico nella cura dei tumori superando le interferenze che impedivano di unire le due attrezzature».

«Per noi questo non è semplicemente l’acquisto di un nuovo macchinario d’eccellenza, ma l’adesione ad un grande progetto mondiale nella cura dei tumori – ha spiegato Mario Piccinini, amministratore delegato dell’ospedale di Negrar -. Con questa attrezzatura apriamo un nuovo capitolo in Italia nella lotta ai tumori, investendo in un piano di innovazione che proseguirà per sette-otto anni con continui aggiornamenti dell’Elekta Unit e che vale 9 milioni di euro».

«Eleka Unity permette sia di visualizzare e correggere in tempo reale, mentre il paziente è sul lettino, i minimi cambiamenti della posizione del tumore; sia di attuare un trattamento con alte dosi di radiazioni, mirato esclusivamente alla lesione neoplastica da colpire, risparmiando i tessuti sani – conclude Alongi -. Inoltre, consentirà trattamenti sempre più brevi riducento il numero delle sedute da 39-40 a 3-5, con un significativo benessere per il paziente».

Per questo la Regione Veneto ha incaricato l’ospedale di Negrar di effettuare uno studio osservazionale di un anno su 230 pazienti che saranno selezionati secondo le patologie tumorali della prostata, del pancreas, non trattabili convezionalmente, affetti da oligometastari (metastasi limitate da 1 a 5) per definire un modello di utilizzo ottimale di questa risorsa. Da parte sua, l’ospedale Negrarese ha realizzato la palazzina bunker (parliamo sempre di radiazioni) dove è stato installato il macchinario e assunto quattro medici, uno dall’estero, per farlo funzionare.

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