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29 Settembre 2022
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Lotta al Covid, sperimentato con successo all’ospedale di Negrar il farmaco biologico anakinra

È una delle nuove frontiere nella lotta al Covid 19: il farmaco biologico anakinra, capace di ridurre del 55% la mortalità e del 64% il rischio di morte o la necessità di ricovero in terapia intensiva per la progressione della polmonite in insufficienza respiratoria grave. Lo affermano i risultati di uno studio internazionale a cui ha partecipato per l’Italia, unico ospedale in Veneto, anche il “Sacro Cuore Don Calabria” di Negrar che è stato tra gli otto centri in Italiani coinvolti nella ricerca quello che ha arruolato il maggior numero di pazienti: 15.

«I risultati sono particolarmente esaltanti – spiega l’infettivologo Andrea Angheben, responsabile del reparto del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali di Negrar -. Ho potuto constatare di persona che alcuni pazienti clinicamente destinati ad essere intubati mostravano un rapido ed inaspettato miglioramento a poche ore dalla somministrazione del farmaco sperimentale».

La sperimentazione del farmaco biologico anakinra condotta al Sacro Cuore rientra in uno studio internazionale greco-italiano e apre prospettive concrete per la prevenzione dell’insufficienza respiratoria grave nei pazienti colpiti da Covid 19. Questo grazie alla somministrazione precoce del farmaco biologico anakinra, finora usato soprattutto per la cura dell’artrite reumatoide, che si è dimostrato capace ridurre drasticamente il ricovero in terapia intensiva e i decessi. I risultati del trial “Save more” sono stati pubblicati in questi giorni sulla prestigiosa rivista Nature Medicine e l’Ema (Agenzia Europea del Farmaco) ha iniziato il procedimento di valutazione per estendere le indicazioni dell’anakinra alla cura del Covid-19.

Lo studio è stato condotto su 594 pazienti ricoverati per polmonite e vede come principale investigatore Evangelos J. Giamarellos-Bourboulis, professore dell’Università Nazionale Capodistriana di Atene, che ha coordinato 37 ospedali, tra cui 8 italiani a loro volta coordinati dall’Istituto Spallanzani di Roma.

«Lo studio ha dimostrato che la somministrazione precoce dell’anakinra riduce del 55% la mortalità e del 64% il rischio di morte o la necessità di ricovero in terapia intensiva per la progressione della polmonite in insufficienza respiratoria grave valutati al 28mo giorno – afferma il dottor Angheben -. Sappiamo che i danni maggiori causati dal Covid-19 sono dovuti all’infiammazione, la “famosa tempesta citochinica”, che paradossalmente il nostro sistema immunitario provoca reagendo in maniera incontrollata al virus – spiega ancora Angheben -. L’infiammazione è un processo mediato dalle interleuchine. Infatti, fin dall’esordio del Covid-19 sono nate molte ricerche su farmaci inibitori dell’infiammazione, come il tocilizumab attualmente indicato nel trattamento del Coronavirus. L’anakinra va ad agire su un’interleuchina molto importante, la 1-alfa e 1-beta, bloccandola e quindi arrestando la cascata infiammatoria. Con una potenza tuttavia che lo differenzia da altri farmaci simili: agisce velocemente e la durata di azione è legata al suo utilizzo con conseguente minimo impatto sulla competenza immunitaria del paziente».

Una caratteristica fondamentale, quest’ultima, «perché la riduzione dell’infiammazione comporta anche la riduzione della risposta immunitaria e quindi espone il soggetto già colpito da polmonite o intubato a sovrainfezioni. Cosa che invece può accadere con altri farmaci simili, come il tocilizumab. Lo studio, infatti, non ha rilevato un numero maggiore di infezioni in coloro che hanno assunto il farmaco, rispetto ai pazienti nel braccio di controllo con placebo. Ci troviamo pertanto di fronte ad un farmaco oltre che efficace, anche sicuro», conclude Angheben.

Nella foto l’infettivologo Andrea Angheben, responsabile del reparto del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar

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