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5 Ottobre 2022
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Lotta alla ‘Ndrangheta, sequestrati beni per 2,8 milioni tra Nogarole Rocca e Villafranca

La Guardia di Finanza di Verona ha provveduto questa mattina la sequestro di beni per 2,8 milioni di euro, tra cui 16 fabbricati e un terreno tra i comuni di Nogarole Rocca e Villafranca, cui si aggiungono più di un centinaio di automezzi, riconducibili ad un imprenditore di Reggio Calabria da tempo stabilitosi e operante nella Veronese e operante nel settore della logistica, già arrestato in passato per associazione mafiosa.

L’operazione rientra nell’ambito di un’investigazione economico-patrimoniale della Procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, destinata a contrastare i tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico locale. A chiedere l’ordinanza di sequestro è stato il procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci della Direzione Distrettuale Antimafia reggina,

Tra i beni sequestrati vi sono 9 appartamenti, tre garage, due magazzini, due uffici, un terreno e un’auto, oltre al 100% delle quote (del valore nominale di 70 mila euro) di una Srl, con sede legale in provincia di Reggio Calabria operante nel commercio di autoveicoli, nonché l’intero compendio aziendale valutato in oltre 1,6 milioni di euro, del quale fanno parte oltre 100 veicoli per trasporto e movimentazione di merci. La Guardia di finanza di Verona, inoltre, sta sequestrando denaro depositato su conti correnti bancari intestati o riconducibili all’imprenditore.

Un operatore economico ritenuto affiliato alla cosca Pesce di Rosarno (Reggio Calabria), come risulta dalle vicende processuali dell’operazione “Porto Franco”, eseguita nel 2014 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di un ramo di ‘ndrangheta operante nella piana di Gioia Tauro. Dalle indagini era emerso il ruolo attivo che l’imprenditore avrebbe svolto nell’ambito di una frode fiscale commessa tramite alcune società cooperative, costituite per consentire alle aziende di trasporto riconducibili al clan di evadere imposte e oneri previdenziali per decine di migliaia di euro.

In un’altra operazione della Guardia di Finanza fu inoltre accertato che le aziende di trasporto erano solite approvvigionarsi di carburante acquistato in nero e che la cosca Pesce partecipava al lucroso affare dell’acquisto di gasolio di contrabbando, per poi usarlo nel rifornimento degli automezzi delle famiglie contigue alle stesse cosche di ‘ndrangheta di Rosarno.

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