Se n’è andato ieri, a 84 anni, Giorgio Scarato, una delle menti più lucide del Basso Veronese, oltre che un grande artista di livello internazionale. Pittore e illustratore, originario di Cologna Veneta dove torna dopo l’esperienza Milanese, aveva 84 anni. L’ultima sua mostra è stata “L’inferno dantesco”, ma le sue opere sono state esposte a New York, alla biennale di Stoccolma e alla biennale di Istanbul.
Sarà possibile dare un ultimo saluto a Giorgio nelle giornate di sabato 5, domenica 6 e lunedi 7 Settembre dalle 9 alle 19 all’ospedale di Cologna Veneta.
Nato nel 1942 a San Bonifacio, cresciuto a Cologna Veneta, Scarato ha vissuto negli anni Sessanta la stagione milanese dell’illustrazione, quella in cui l’editoria italiana era una potenza culturale e non un ramo della logistica. Da lì è nato un percorso che lo ha portato a collaborare con le maggiori case editrici del mondo: Mondadori, Fabbri, le giapponesi Kodansha e Shogakukan, Walt Disney. E a firmare un Pinocchio ottocentesco in cui la campagna veneta non era sfondo ma protagonista. Le sue opere sono passate da New York a Dallas, da Palm Beach a Stoccolma fino alla biennale di Istanbul; per il Vaticano realizzò i grandi ritratti di santi esposti sulla facciata di San Pietro.
Una vita professionale che però non gli ha mai fatto dimenticare le sue origini, tanto da scegliere Cologna Veneta prima e Pressana poi, dove ha restaurato la chiesa dell’Annunciazione del 1470 trasformandola in una bottega d’arte aperta a chi voleva imparare. Nel 2016 la Provincia gli ha consegnato il Cangrande insieme a Milo Manara e Giancarlo Zucconelli; tra il 2022 e il 2023 ha dipinto le trentacinque tavole del suo Inferno dantesco.
Una scelta, quella di restare nella sua Bassa, che ha coinciso con l’impegno politico. Scarato è stato per 25 anni consigliere comunale, quasi sempre all’opposizione, alla guida del gruppo “L’Alternativa per Cologna”, una civica ambientalista e di area progressista con cui si è candidato sindaco nel 2016. Inoltre, è stato per vent’anni consigliere provinciale dei Verdi.
«Nella Bassa veronese la questione ambientale non è mai stata un’astrazione, e Scarato l’ha attraversata quando ancora non faceva notizia. Le assemblee sull’inquinamento delle falde da PFAS lo hanno visto tra chi chiedeva dati, partecipazione e responsabilità, in anni in cui la risposta istituzionale era il rinvio. Il suo argomento non era tecnico ma civile: le decisioni sull’acqua e sul suolo sono decisioni su chi verrà dopo, e per questo non possono essere prese al riparo dallo sguardo di chi le subisce – ricorda oggi Europa Verde Verona -. A distanza di anni quelle domande sono ancora aperte. Il monitoraggio dei PFAS negli alimenti continua a restituire superamenti, il consumo di suolo in provincia di Verona non rallenta, la pianificazione regionale resta appesa a deroghe e premialità. Ricordare Scarato senza dire questo significherebbe consegnarlo alla retorica dell’artista di paese. Lui era esattamente il contrario».






