«Nelle ultime ore, una tremenda combinazione di correnti fredde e instabili provenienti da ovest ha scatenato celle temporalesche di inaudita violenza sull’intero territorio veronese a macchia di leopardo. Piogge torrenziali, grandinate devastanti e fortissime raffiche di vento hanno inizialmente flagellato le zone montane e pedemontane settentrionali, per poi abbattersi con furia cieca sulle pianure. Il bilancio è drammatico: si registrano danni ingentissimi sia alle colture in pieno campo sia alle strutture agricole aziendali nelle zone di Oppeano, Isola Rizza, Ronco e in generale nella Bassa Veronese con Legnago, Cerea, Roverchiara e Bonavigo, ma anche nel territorio di Sona».
A fare il punto sulla situazione dopo la tempesta che tra ieri e stanotte ha investito la Pianura veronese è Giacomo Beltrame, vice presidente di Coldiretti Verona che ha l’azienda a Isola Rizza. «In una stagione già segnata dai rincari gestionali, dal carburante ai concimi, fino alle lavorazioni e ai mezzi tecnici si aggiungono ora danni che sembrano davvero irreparabili. Dove il mais e il tabacco sono stati sradicati e abbattuti dal vento, è ormai impossibile recuperare le piante per la raccolta. La grandine, spinta da raffiche violentissime, è caduta quasi in orizzontale, flagellando le colture – dichiara Beltrame –. Oltre alla beffa di non raccogliere nulla dopo mesi di fatiche e investimenti, le aziende dovranno sostenere persino i costi per ripristinare le attrezzature, come le manichette e gli impianti di irrigazione, a loro volta pesantemente danneggiati Noi agricoltori siamo costretti a lavorare in una situazione di sempre maggiore fragilità: noi che siamo al tempo stesso tutori del territorio ma anche i primi a subire le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto».
L’agricoltura veronese si trova in una fase fenologica delicatissima, con le piante nel pieno del loro sviluppo e i frutti estivi pronti per la raccolta. In questo contesto, la grandine, accompagnata da costanti e violente raffiche di vento, rappresenta la minaccia peggiore in assoluto: la combinazione di questi elementi ha provocato la caduta precoce dei frutti (accasciamento) e il grave danneggiamento di alcuni frutteti a mele e kiwi. Le profonde ammaccature causate dai chicchi di ghiaccio compromettono irrimediabilmente la commercializzazione della frutta fresca, azzerando mesi di investimenti e lavoro. Non va meglio per i seminativi: la pioggia battente e il vento forte hanno causato estesi fenomeni di allettamento su mais e tabacco, piegando le piante a terra e rendendo estremamente complesse, se non impossibili, le imminenti operazioni di trebbiatura e raccolta.
Oltre al danno diretto alle produzioni, i temporali hanno messo a durissima prova le infrastrutture rurali della provincia. Dopo il tragico collasso di pochi giorni fa in Valdadige, dove cinque ettari di vigneti sono stati letteralmente ribaltati e coricati al suolo dalla furia del vento, le ultime ore hanno visto il cedimento dei sistemi di protezione in alcune aziende con annessi agricoli scoperchiati esponendo macchinari e animali agli elementi atmosferici.
Di fronte a questo scenario di devastazione, Coldiretti Verona denuncia l’inadeguatezza del vigente sistema dei ristori. «Negli ultimi anni – interviene il presidente provinciale Alex Vantini – a causa dei cambiamenti climatici, gli eventi meteorologici estremi sono diventati una costante drammatica, eppure la gestione dei risarcimenti è rimasta ancorata a logiche del passato quindi la maggioranza dei danni subiti dalle infrastrutture non rientra tra i beni risarcibili».
Coldiretti è già attiva in queste ore per monitorare gli effetti dell’ultima ondata di maltempo e per assistere gli associati. L’appello ai produttori è quello di documentare meticolosamente i danni subiti, in particolare alle strutture, per disporre delle prove necessarie in fase di segnalazione ufficiale.






