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24 Giugno 2024
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Maltempo, Soave conta i danni con oltre 170 abitazioni allagate fino al piano terra, una cantina devastata e 11 frane

Mentre il maltempo sembra non voler dare tregua alla provincia di Verona e in modo particolare alla Pianura e all’Est Veronese, inizia la conta dei danni al patrimonio pubblico e privato.

Soave è uno dei comuni maggiormente colpiti dagli allagamenti che si sono registrati nella notte tra giovedì e venerdì scorso. La situazione emergenziale ha interessato in modo particolare tre quartieri della cittadina murata (la zona di via S. Lorenzo, la zona Cengelle-Poggio e la zona di via S. Matteo), oltre alle frazioni collinari di Castelcerino e Fittà e alla piccola frazione di Costeggiola, al confine con Cazzano di Tramigna.

Come spiega il sindaco Matteo Pressi, «in poche ore sul nostro territorio sono caduti circa 200 millimetri di pioggia. Si tratta della quantità più alta mai registrata da quando esistono le serie storiche di rilevamento. Per fare un esempio, durante la grande alluvione del 2010 erano caduti 240 millimetri di pioggia ma spalmati su due giorni».

Le piogge abbondanti hanno portato con sé rilevanti conseguenze, alcune relative alla oggettiva impossibilità per la rete fognaria di scaricare una così rilevante quantità d’acqua in poco tempo, altre dovute a frane e rotture arginali.

«Nella zona di via S. Lorenzo il problema è stato rappresentato dalla quantità d’acqua in sè e per sè. La nostra rete fognaria, ma credo sia così in ogni comune, nonostante l’elevata manutenzione, non è progettata per gestire un simile stress. I video testimoniano che le caditoie hanno continuato a smaltire le piogge, ma ovviamente in misura insufficiente seppur al pieno della loro capacità. Prova ne sia che appena terminata la pioggia, la strada si è asciugata in pochi minuti», rileva il sindaco Pressi.

Diversa, invece, la situazione nei quartieri Cengelle-Poggio. Si tratta in questo caso di due lottizzazioni inserite ai piedi di una collina e che, secondo il sindaco, «lì proprio non dovrebbero stare». Le due lottizzazioni sono diventate il punto di scarico dell’intera collina sovrastante portando all’allagamento di decine di garage, lavanderie, taverne e seminterrati. Alcune case, in queste zone, hanno subito anche l’allagamento dei piani terra.

Secondo il sindaco: «Costruire le case sotto le colline non è mai una buona idea. La natura prima o poi si riappropria degli spazi. Ad ogni modo ora abbiamo decine di famiglie che in buona fede si sono insediate in queste zone e il problema andrà risolto».

Molto più complessa la situazione che si è verificata nel quartiere S. Matteo, nelle vicinanze degli impianti sportivi e del Palazzetto dello sport. Qui gli allagamenti sono stati molto severi, interessando non solo gli scantinati ma anche la gran parte dei piani terra delle abitazioni. Anche una nota cantina che ha sede nella zona ha subito un totale allagamento che ha compromesso gran parte degli impianti produttivi».

Si tratta di una zona non nuova a criticità idrauliche, che tuttavia non si erano mai viste in queste dimensioni. Qui, oltre alla quantità di pioggia caduta, si sono concentrati gli effetti della rottura, nel territorio dei comuni di Cazzano di Tramigna e Illasi, del torrente Tramignola. Questo corso d’acqua, che solitamente si connette al Tramigna riversandovi le sue acque, ha rotto le arginature in località Cereolo, tra i due comuni confinanti con Soave. Le acque, non più regimate, si sono concentrate verso via. S. Matteo, punto più basso della vallata del Tramigna.

«Qui si sono registrati i danni peggiori. I livelli più alti dell’acqua li abbiamo visti in questo quartiere. Assieme alla Guardia di Finanza abbiamo recuperato un’anziana colta da malore che era rimasta bloccata nella propria casa. L’ambulanza non poteva avvicinarsi perché la viabilità era interrotta. L’abbiamo caricata sulle spalle e condotta, quasi nuotando, verso una zona asciutta. I Carabinieri hanno salvato i passeggeri di un’auto rimasta bloccata nel sottopassaggio che conduce alla ZAI. Sono situazioni che non si dimenticano», racconta sempre il primo cittadino.

Oltre agli allagamenti dei piani terra, i residenti di queste zone hanno dovuto combattere con il fango, rimasto nelle abitazioni per quasi 24 ore perché, come evidenzia il sindaco, «ad un certo punto ci siamo accorti che pompare via l’acqua era inutile. Non c’era più un metro quadro asciutto e pertanto una volta pompata, l’acqua ritornava dopo pochi minuti. Solo nella serata di venerdì siamo riusciti a drenare le ultime abitazioni».

Una situazione davvero complicata che ha visto l’intervento di squadre della Protezione civile locale ma anche del Comune di Verona e di alcuni comuni della Valpolicella. A Soave sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco di Treviso, allertati dal comando provinciale che già dal pomeriggio di giovedì ha visto moltiplicarsi le richieste di intervento.

La stima dei danni, sin qui provvisoria, restituisce un’immagine chiara della gravità della situazione. «Ad oggi – precisa il sindaco – abbiamo contato oltre 173 case interessate dagli eventi, con la gran parte dei seminterrati allagati. Di queste, 68 hanno visto anche l’allagamento dei piani terra, con la perdita degli arredi e degli oggetti personali di molte persone. In queste case è entrata una quantità d’acqua tra il mezzo metro ed i 75 cm. Decine le automobili andate perdute. In pochi giorni abbiamo raccolto 19 container di rifiuti».

Sul fronte dei danni al patrimonio pubblico, la situazione non cambia. Il Comune di Soave, infatti, ha registrato 11 frane, alcune delle quali molto importanti e localizzate in punti protetti da vincoli paesaggistici. Fortemente danneggiata l’unica strada che conduce in località “Scalette” nella frazione di Castelcerino, dove 4 famiglie sono rimaste isolate per un’intera giornata.

Una situazione molto complicata e che il sindaco Matteo Pressi riassume così: «È un altro 2010, seppur su scala ridotta. Questa volta, anche grazie al funzionamento del bacino di S. Lorenzo, le aree colpite del territorio comunale sono state di meno, ma laddove l’acqua è arrivata ha prodotto danni molto simili a quelli di 14 anni fa. Occorre che il Governo si attivi subito per ristorare i danni dei privati e per dare ai Comuni, al Genio Civile e ai Consorzi di Bonifica le somme necessarie a completare la messa in sicurezza del territorio. Solo per quanto riguarda il patrimonio pubblico, il Comune di Soave registra danni per almeno 700.000 euro. Eventi come questi sono destinati a ripetersi, servono quindi interventi strutturali».

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