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28 Settembre 2022
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Manifestazione a Venezia delle Mamme No Pfas: «Vogliamo la bonifica»

«Vogliamo la bonifica». L’hanno gradato a lungo i manifestanti che, ieri a Venezia, hanno partecipato alla protesta arrivata davanti alla sede della Regione ed organizzata dalle “Mamme NoPfas” assieme a tutti i movimenti ambientalisti del Veneto. Una manifestazione voluta per chiedere che le istituzioni facciano finalmente il loro dovere, senza rimpalli di responsabilità, e ulteriori perdite di tempo. «V ogliamo la bonifica e il ripristino ambientale del sito inquinato dalla Miteni. Il terreno è impregnato di inquinanti che continuamente  finiscono in falda – hanno detto le Mamme No Pfas -. La messa in sicurezza del sito, che fino ad oggi si è limitata ad una barriera idraulica di emungimento, non funziona: è come un  filtro da caffettiera che cerca di ripulire una piscina olimpionica».

La messa in sicurezza doveva bloccare la diffusione continua degli inquinanti, a cui doveva seguire entro 15 mesi la bonifica e il ripristino ambientale definitivi. Ad oggi si è tentato solo il contenimento della diffusione di queste sostanze, ma non la loro rimozione.

«La nostra falda non potrà mai rigenerarsi impiegando solo una barriera idraulica, ma sarà assolutamente necessaria una bonifica radicale, demolendo quindi la struttura posta sopra il sito e asportando tutto il terreno contaminato sottostante e nei dintorni – dicono dai comitati -. Che si eviti dunque di continuare ad utilizzare senza alcuna distinzione le parole “bonifica” e “messa in sicurezza d’emergenza”: sono interventi con scopi e risultati diversi. A noi serve un ripristino totale dell’ambiente contaminato, non una discarica invisibile».

«La Regione si nasconde dietro un dito e accampa scuse ingiustificabili dal 2017 e per questo i cittadini oggi alzano la voce e chiedono ciò che dovrebbe essere ovvio: che le istituzioni agiscano a tutela della salute e del territorio. Non accettiamo più che ci si diano soluzioni come false speranze», aggiungono le Mamme No Pfas.

A breve partirà anche il processo penale per disastro innominato e avvelenamento delle acque, in cui molti di noi si costituiranno parte civile come privati cittadini, affinché i responsabili vengano condannati e perché questo non accada mai più. «Ci aspettiamo che dal processo emergano anche eventuali corresponsabilità di coloro che già da tempo sapevano e che, pur avendo il dovere di proteggere le persone ed il territorio, non hanno agito in tempi rapidi», dicono gli ambientalisti.

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