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31 Gennaio 2023
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Manifestazione e vertice in Prefettura dei lavoratori della Ferroli di S. Bonifacio

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Manifestazione e vertice in Prefettura per i lavoratori della Ferroli di S. Bonifacio. «A ottobre scade la cassintegrazione e ad oggi resta in essere il piano industriale proposto dalla nuova proprietà che prevede 600 esuberi in Italia su 1200 dipendenti, di cui 400 a Verona», accusano le segreterie provinciale dei sindacati di FimCils e FiomCgil.

Questa mattina una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Prefetto di Verona, sostenuta dai lavoratori e dalle lavoratrici del Gruppo Ferroli in sciopero che si sono radunati in presidio in Piazza dei Signori. Oltre ai lavoratori della sede di San Bonifacio, erano presenti anche le delegazioni dei siti di Alano di Piave (Bl) e di S. Agostino (Fe), nonché di altre aziende metalmeccaniche del territorio.

«Ferroli, marchio storico del settore termomeccanico, sta vivendo da

qualche anno una crisi economico-finanziaria che l’ha portata nel 2015 sull’orlo del fallimento, scongiurato solo grazie all’omologa di un piano di ristrutturazione del debito che ha visto l’intervento del fondo Oxi Capital, che detiene il 60% del capitale, mentre il 40% resta in mano alla famiglia Ferroli. A novembre dello stesso anno, per consentire il salvataggio dell’azienda, i lavoratori e le lavoratrici hanno rinunciato ad una parte del salario derivante dalla contrattazione aziendale – spiega Luca Mori della FimCisl -. Anche per questo motivo, il piano industriale presentato a luglio del 2016 per rilanciare l’azienda è stato fortemente respinto dal sindacato sia per il taglio drastico dell’occupazione che prevede 600 esuberi in Italia, di cui 400 a Verona,sia per una mancanza di previsioni di investimenti atti a rilanciare il Gruppo Ferroli».

In questi mesi si è lavorato con le Rsu per promuovere tutte le soluzioni possibili per modificare il piano. Sono state coinvolte anche le istituzioni: Ministero per lo Sviluppo Economico, Regione Veneto, Regione Emilia Romagna e Sindaci del territorio; in questo senso, nel mese di marzo 2017, le parti hanno anche sottoscritto un Piano di Azione per la soluzione della crisi aziendale, con il sostegno di Anpal Servizi, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

«Un piano, però, che rischia di rimanere lettera morta. Infatti, le scelte aziendali, che di fatto rischiano di confermare gli esuberi e la mancanza di ulteriore Cassa Integrazione, che a settembre scade per lo stabilimento di Alano di Piave e a ottobre per i siti di San Bonifacio, stanno mettendo in discussione tutti i sacrifici fatti in questi mesi – continua Mori -. Inoltre, l’azienda ha riconfermato la propria volontà di cessare definitivamente l’attività del reparto fonderia. Qui, alcuni lavoratori si stanno adoperando da mesi per la costituzione di una cooperativa per riattivare l’attività della fonderia e sviluppare ulteriori prodotti in ghisa. L’operazione, che sta diventando sempre più concreta, darebbe lavoro a circa 80 persone in tre anni».

«Ma questo non basta – dicono i sindacati -. Serve un piano industriale con investimenti certi che rilanci l’azienda e l’occupazione e che non disperda lo straordinario patrimonio di professionalità dei territori coinvolti. Servono ammortizzatori sociali conservativi che permettano alle aziende con un serio progetto di risanamento di avere il tempo utile a trovare tutte le soluzioni possibili per consentire lo sviluppo dei piani di investimento, la riqualificazione del personale e la tutela

dell’occupazione. Serve un rinnovato ed ulteriore interessamento delle istituzioni e della politica sui temi del lavoro che da troppo tempo è fuori dalle agende delle amministrazioni locali e nazionali».

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