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24 Settembre 2020
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Nogara, continua la protesta dei lavoratori Cobas alla logistica della Coca Cola

Nogara Coca Cola protesta

Tensione sociale alle stelle ed il rischio, pesante, che la Coca Cola decida di bloccare la produzione, mettendo in cassintegrazione 300 dipendenti, per i problemi di accesso alla fabbrica, visti i picchetti che da settimane portano avanti i Cobas. È quello che si sta rischiando a Nogara per durissimo braccio di ferro che vede contrapporsi, da un lato, i 45 lavoratori iscritti al sindacato “Adl Cobas” e, dall’altro, la cooperativa “Vega”, nuova appaltatrice del servizio di logistica dello stabilimento nogarese di Coca Cola Hbc. Con sei operai iscritti ai Cobas che da martedì sono saliti sul tetto della fabbrica iniziando anche uno sciopero della fame.

Oggi in fabbrica è arrivato anche l’onorevole Giovanni Paglia di Sinistra Italiana, accompagnato dall’ex sindaco ed esponente storico della sinisra nogarese Paolo Andreoli. L’onorevole ha attaccato la legge sul Jobs Act, ha invocato il ritorno dell’articolo 18 sui licenziamenti ed ha parlato di Europa. ma della situazione nogarese si è risolto poco o nulla. E la tensione resta altissima.

«Questa è una situazione che purtroppo si ripete ogni 2-3 anni, quando cambiano le cooperative che gestiscono la logistica nella fabbrica. Ma questa volta è sbagliato parlare di licenziamenti perché fin da subito a nuova coop e la Kuehne Nagel hanno proposto la ricollocazione a breve di questi dipendenti in esubero, che ci sono, in altri siti produttivi nel circondario di 50 chilometri, impegnandosi anche a pagare loro lo stipendio nel periodo di attesa della nuova occupazione – sottolinea Giuseppe Bozzini della Uil -. Tutti abbiamo firmata l’accordo e la vertenza sarebbe già risolta, ma i Cobas si sono messi di traverso. La verità è che vogliono solo soldi, come accaduto le volte scorse, quando per licenziare 8 dipendenti hanno ottenuto 400 mila euro. Noi, invece, ci  stiamo battendo per conservare i posti di lavoro. Lo dico con forza perché a questo punto rischiamo che ne vada di mezzo la fabbrica della Coca Cola, che non c’entra nulla. E parliamo allora di 300 lavoratori che rischiano la cassintegrazione».

«Sono saltate tutte le trattative – dice invece Roberto Malesani, leader provinciale dei Cobas – Noi chiediamo il reintegro degli operai licenziati e l’apertura di un tavolo di concertazione tra le parti ma credo che ormai non ci siano più spazi per un’intesa».

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