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20 Ottobre 2020
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Occupazione, i sindacati chiedono a Zaia un patto per il lavoro

«Un calo del Pil regionale stimato del 10%, con 224 milioni di ore di cassa integrazione utilizzate e il manifatturiero che perde il 25% della produzione. Sono queste le priorità che la Regione devono mettere al centro nel post elezioni, sono lavoro e occupazione». A ribadirlo, oggi, i segretari regionali dei comparti Energia, Moda e Chimica che hanno chiesto con una lettera pubblica al riconfermato governatore Luca Zaia un “patto per il lavoro” che tenga assieme la Regione Veneto, le forze sociali e imprenditoriali.

In particolare, Giampietro Gregnanin segretario regionale Uiltec, Michele Corso segretario regionale Filctem Cgil, e Stefano Zanon segretario regionale Femca Cisl ribadiscono la necessità un impegno preciso e concreto in vista dei prossimi mesi. «La nostra – sottolinea Gregnanin – è una grande regione con tante opportunità e tante criticità. Dobbiamo essere in grado di arginare le criticità e valorizzare le opportunità e solo con un grande patto tra Regione Veneto, sindacati e imprenditori sarà possibile raggiungere questo obiettivo».

Questa proposta parte dei dati che riguardano i settori seguiti dai tre segretari regionali: il farmaceutico, l’energia e le multiutility, la chimica dell’area di porto Marghera, i distretti dell’occhialeria, del calzaturiero e della pelle che si stanno confrontando con i duri colpi dell’emergenza Covid – 19.

«I comparti che seguiamo – spiega Gregnanin – si inseriscono nel quadro negativo che ha coinvolto l’economia veneta. Abbiamo un Pil che chiuderà a fine anno con un calo di circa il 10% e nel periodo del lockdown abbiamo utilizzato 224 milioni di ore di cassa integrazione. Sono molte le criticità, ma la principale da fronteggiare è la perdita di posti di lavoro che vanno assolutamente salvaguardati. Quando terminerà la Cig, dovremo fare i conti, soprattutto nel settore manifatturiero che ha visto perdere il 25% delle produzioni, con migliaia di posti di lavoro in gravissimo pericolo».

Particolarmente colpiti i grandi distretti manifatturieri veneti compresi occhialeria, calzaturiero e conciario. Altro fronte aperto è rappresentato dal settore multiutility e servizi pubblici locali, interessato da aggregazioni e fusioni come quella che coinvolge Agsm e Aim.

«Rappresentano un asset strategico per il Veneto – spiega Corso – ma la stessa Regione tace nel definire un progetto di visione d’insieme e qui emerge un problema politico. Per questo bisogna arrivare a definire un piano industriale complessivo che tenga assieme l’economia del nostro territorio, con i servizi ai cittadini e con la difesa dei lavoratori. Purtroppo con il silenzio della Regione, le amministrazioni locali preferiscono creare poltronifici anziché sviluppare questo importante settore».

Identico momento di difficoltà che sta vivendo il distretto della pelle di Vicenza. «È un distretto primario in Europa – sottolinea Corso – che impiega 15mila addetti complessivi e che oggi ha la necessità di aprire un tavolo contrattuale con tutti i soggetti, Confindustria, artigiani, forze sociali per affrontare questa situazione di crisi e per un vero rilancio di questo importante tessuto economico della provincia di Vicenza».

«Per quanto riguarda l’occhialeria – ribadisce Zanon – crediamo che la costituzione di un patto tra forze sociali, aziende e istituzioni territoriali sia l’unica soluzione per gestire i processi di cambiamento del distretto. La nostra priorità è la tutela dei livelli occupazionali che passa attraverso il rilancio e la tutela del made in Italy, nonché dallo sviluppo di una formazione professionale che guardi alle nuove competenze di cui le aziende del distretto hanno e avranno sempre più bisogno».

Una ricetta che va utilizzata anche per il distretto della riviera del Brenta che sta affrontando un duro momento di crisi. «È importante riaprire il tavolo negoziale interrotto dalla controparte – chiarisce Zanon – per discutere il rinnovo dell’accordo di distretto e, soprattutto, per trovare insieme le soluzioni per traghettarlo fuori dalla crisi».

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