L’ondata di caldo anomalo che sta investendo la provincia veronese sta mettendo in difficoltà l’agricoltura, con conseguenze che rischiano di diventare serie per colture e animali. L’allarme arriva da Cia – Agricoltori Verona e da Confagricoltura. Un’ondata di caldo che rischia di costare al settore primario italiano oltre 1,5 miliardi di euro, tra campi e ore di lavoro evaporate, secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani. Alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, soprattutto su frutta, verdura e produzioni più sensibili.
«Se continuerà questo caldo, con 15 ore di sole giornaliere e oltre 40 gradi al sole, anche irrigare diventerà una pratica inutile. Con questo livello di temperature bisognerebbe abbeverare le piante almeno ogni due o tre giorni, perché le temperature sono così alte che buona parte dell’acqua evapora velocemente – afferma Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. La situazione è molto seria. In alcune zone del Veneto è ancora più grave perché hanno pochissima acqua; qui da noi stiamo reggendo finché l’Adige rimane su questi livelli, ma non so per quanto, perché i prelievi sono davvero consistenti e il consumo di acqua è spaventoso. Speriamo che piova, o quantomeno che si riducano le temperature. Il problema non è tanto il picco delle temperature, ma la durata delle stesse. Sono troppi giorni che il caldo non molla e, a quanto dicono le previsioni, andrà avanti così almeno per una settimana. Quindi grandissima difficoltà per tutte le colture e per gli animali: con queste temperature i bovini da latte riducono pesantemente la produzione, i bovini da carne crescono molto meno e anche gli avicoli soffrono, anche se gli allevamenti godono gli impianti di raffrescamento per combattere lo stress termico. Con costi che salgono vertiginosamente, dato che i prezzi di energia elettrica e gasolio sono ormai alle stelle».
«Le elevate temperature e la progressiva riduzione delle disponibilità idriche richiedono, come avvenuto in passato, il massimo coordinamento tra Autorità di bacino, Regione Veneto, Consorzi di bonifica, gestori di invasi montani e organizzazioni agricole – spiega Andrea Garonzi, vicepresidente Cia Agricoltori Italiani – Verona -. L’esperienza insegna che solo una gestione condivisa tempestiva e collaborativa della risorsa acqua consente di affrontare al meglio le crisi. La coltura maggiormente attenzionata è quella del mais, che si trova in una fase particolarmente delicata del ciclo produttivo: fase che richiede grandi volumi d’acqua. Ma non sono soltanto gli sviluppi della siccità a preoccupare, bensì le ondate di calore che stanno mettendo sotto pressione gli allevamenti, con effetti negativi sul benessere animale e sulle produzioni di latte e carne».
Un aspetto da sottolineare sono i rischi per i lavoratori agricoli, soprattutto nelle attività orticole svolte all’interno dei tunnel di nylon, dove le temperature possono raggiungere livelli particolarmente elevati. «Per questo abbiamo rivolto un appello alle aziende, affinché in accordo con i lavoratori individuino le fasce orarie più idonee per ridurre l’esposizione ai momenti di maggiore calore – conclude Garonzi -. Le alte temperature, inoltre, stanno accelerando la maturazione delle produzioni stagionali, determinando la contemporanea immissione sul mercato di grandi quantità di angurie, meloni, drupacee e altri prodotti. Una concentrazione di offerta che sta comprimendo i prezzi delle produzioni agricole. Infine va sottolineato come molte imprese avevano orientato nei giorni passati le proprie scelte verso colture considerate più resistenti alla siccità come la soia, ma le attuali condizioni climatiche stanno rendendo necessari interventi irrigui straordinari non preventivati».
Nella foto piante di mais bruciate dal sole






