«È inaccettabile scaricare il conto sui 60 lavoratori incolpevoli. Bisogna tutelare un presidio storico del territorio cercando subito un nuovo acquirente».
È quanto chiede la Fiom Cgil di Verona per bocca del segretario generale Martino Braccioforte (nella foto) dopo l’incontro tenuto ai primi di ottobre in Confindustria Verona sul futuro dello stabilimento Fdf di Vallese di Oppeano, alla presenza della Regione Veneto collegata da remoto. Un tavolo di confronto segnato dall’assenza dei soliti interlocutori aziendali, estromessi proprio a causa della gestione disastrosa che ha travolto la società e su cui la proprietà e i soci hanno preteso chiarezza, e dalla presenza di nuove figure incaricate di illustrare il reale stato dell’azienda.
Il quadro delineato dalla nuova dirigenza evidenzia una situazione poco rosea, aggravata da forti criticità e potenziali insolvenze economiche: un’elevata esposizione verso gli istituti di credito impone, infatti, l’immediata cessazione dell’attività per arrestare il passivo finanziario. L’azienda ha conseguentemente annunciato l’intenzione di richiedere al Ministero del Lavoro la trasformazione dell’attuale Contratto di Solidarietà in Cassa Integrazione Straordinaria per cessazione di attività entro la fine dell’anno.
La Fiom di Verona ha sottolineato la necessità di non far ricadere le conseguenze di questa conduzione manageriale inadeguata sulle lavoratrici e sui lavoratori. «Il declino dello stabilimento non è imputabile ai dipendenti, che in questi anni hanno sempre operato con impegno, senso di responsabilità e professionalità, ma a scelte gestionali non idonee che hanno messo praticamente e pericolosamente a rischio la stabilità di una realtà storica del tessuto industriale di Vallese di Oppeano – sottolinea Braccioforte -. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di come scelte manageriali scellerate e incapaci finiscano per mettere a rischio la serenità e la sicurezza di decine di famiglie. La Fdf è un pezzo di storia industriale di Vallese di Oppeano che non possiamo permetterci di veder scomparire. Come Fiom chiediamo con forza che per ognuno dei 60 dipendenti rimasti si attivino tutti gli strumenti di tutela sociale e di ricollocazione, ma soprattutto lanciamo un appello accorato e aperto alle istituzioni, al mondo imprenditoriale e al territorio: chiunque abbia la capacità e la volontà di acquisire il sito e investire su questo impianto si faccia avanti subito. Garantire la continuità industriale di questo sito deve essere l’obiettivo prioritario di tutti gli attori coinvolti».
In sede di trattativa, la Fiom ha chiesto un piano di incentivazione all’esodo su base esclusivamente volontaria per favorire l’accesso alla Naspi, affiancato da percorsi di formazione sostenuti dalla Regione Veneto. Nel contempo, si ritiene indispensabile promuovere la riconversione industriale del sito attraverso la cessione dell’area a un nuovo soggetto imprenditoriale capace di garantire continuità produttiva e occupazionale. Il confronto proseguirà nel prossimo incontro già programmato per il 12 ottobre.






