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24 Giugno 2024
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Pfas, Acque Veronesi assicura: «L’acqua della centrale di Lonigo conforme in Germania come in Canada»

Il presidente di Acque Veronesi, Niko Cordioli
Il presidente di Acque Veronesi, Niko Cordioli

Acque Veronesi, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 77 comuni della provincia scaligera, ha reso noti oggi i valori presenti nella rete acquedottistica alimentata dalla centrale di Lonigo, interessata dal 2013 dalla presenza di  sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nella falda acquifera. Premesso che l’attuale normativa in materia di limiti di performances impiantistica viene applicata nella sola Regione Veneto (unica in Italia ad aver recepito le indicazioni fornite dall’Istituto Superiore della Sanità) Acque Veronesi, l’ente gestore che ha in carico la conduzione della centrale di Madonna di Lonigo, ha provveduto ad uno studio finalizzato alla comparazione con altri Stati esteri. Da tale ricerca, che ha preso in esame una decina di Paesi, emerge che «l’acqua erogata dalla centrale di Lonigo risulterebbe assolutamente conforme in Paesi come Germania, Regno Unito, Olanda, Danimarca, Canada e Australia. Pertanto se venisse, come a gran voce da più parti richiesto, applicata la normativa di queste nazioni anche in Veneto, la potabilità relativa alla presenza di PFAS nelle reti in gestione ad Acque Veronesi, sarebbe esente da qualsiasi criticità.  Per quanto concerne i limite svedesi, non è possibile comparare i valori dei PFAS in quanto tali sostanze vengono raggruppate all’interno di gruppi molecolari non presi in esame dalla norma italiana».

Il comunicato di Acque Veronesi precisa anche che «sarebbe possibile inoltre rispettare i valori estremamente restrittivi presenti nelle normative statunitensi attraverso ingenti costi gestionali. Infatti, da studi effettuati, con l’assetto impiantistico attuale ed adottando il limite U.S. EPA (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente americano), emerge che per non superare tali limiti sarebbero necessari frequenti sostituzioni del carbone attivo, presumibilmente ogni 3 mesi, con un costo di circa 800 mila euro annui per il solo acquisto del carbone attivo, l’unico materiale adsorbente adottabile nell’impianto di Lonigo. A questa spesa andrebbero aggiunti altri costi gestionali relativi all’installazione e manutenzione dei filtri».

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