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11 Agosto 2022
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Pfas, i dati sulle malattie in zona rossa: cardiopatie, diabete e malattie cerebrovascolati

«Sono numeri difficili da digerire quelli esposti da Francesca Russo, direttore Prevenzione, sicurezza alimentare, veterinaria della Regione Veneto, durante l’udienza dello scorso 23 marzo in Tribunale a Vicenza, dove si sta svolgendo il processo a carico di 15 ex manager di Miteni, Mitsubishi e ICIG – dicono le Mamme No Pfas -. Numeri scomodi, che parlano da soli, che dipingono lucidamente un quadro drammatico: quello della mortalità nella zona a elevata esposizione da PFAS in Veneto. La valutazione ha preso in esame gli anni dal 2007 al 2014 e ha rilevato +21% di cardiopatia ischemica nei maschi, +19% nelle femmine, +25% di diabete mellito nelle femmine, +19% di malattie cerebrovascolari nei maschi. Malattie che da noi fanno morire di più, molto di più, sebbene siano state comparate ad aree venete che sono assolutamente analoghe alle nostre, ma non esposte a Pfas».

Ci sono poi i dati sulla prevalenza di malattie che vedono ancora una volta gli abitanti della “zona rossa” maggiormente colpiti da ipertensione arteriosa, cardiopatia ischemica, diabete mellito, dislipidemie e malattie tiroidee. E se questo non bastasse, ci sono pure gli sconcertanti dati sulle gravidanze, con un +69% per diabete gestazionale, +49% di pre-eclampsia e un +30% di bambini con basso peso alla nascita.

«Ad oggi, i dati dei pochi bambini che hanno effettuato il primo round previsto dal Piano di Sorveglianza Sanitaria mostrano un colesterolo oltre i livelli normali nel 13-14% dei casi. Come sottolineato dalla stessa dottoressa Russo, nei bambini certamente viene difficile pensare alla co-presenza di altri fattori di rischio come il fumo, la sedentarietà o la cattiva alimentazione – avvertono le Mamme -. Certamente il Covid ha rallentato il cronoprogramma, ma l’impressione è che invece di terminare il primo round di Screening, la Regione Veneto stia dando precedenza al secondo round di analisi perché i dati sono certamente incoraggianti e segnalano una buona diminuzione dei valori sierici di tali sostanze. I filtri, ma anche e soprattutto un cambio repentino dello stile di vita degli abitanti della zona rossa, stanno dando dei risultati. Ma possiamo stare tranquilli con queste concentrazioni sieriche, soprattutto alla luce dei dati di mortalità sopra riportati?»

«La dottoressa Russo durante l’udienza ha parlato diverse volte di correlazione, certamente mai di relazione causa-effetto, tra l’esposizione ai PFAS e le malattie sovraelencate. Manca infatti un importante tassello: lo studio epidemiologico deliberato nel 2016 – concludono le Mamme No Pfas -. Nonostante le richieste della Commissione Ecomafie, la Regione Veneto non ha mai chiarito i motivi per i quali lo studio non è mai partito e in aula nessuno ne ha fatto cenno. Noi invece continuiamo a chiederlo con forza, certi che fornirà un contributo fondamentale a questo processo, chiarendo in modo inequivocabile la responsabilità delle persone che hanno causato questo enorme disastro».

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