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17 Agosto 2022
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Polo (civica Moretti): «Rifare la legge sugli agriturismi ascoltando gli operatori»

polo-agriturismi

Contraddizioni e assurdità dell’attuale legge regionale sugli agriturismi in Veneto sono stati messi in luce, ieri a Fumane, in un incontro organizzato dalle associazioni di categoria con Giambattista Polo, già direttore della Confederazione italiana agricoltori e coordinatore di Agrinsieme, ed oggi candidato consigliere regionale nella lista civica “Alessandra Moretti”. E questo in vista anche dell’appuntamento che entro il 2 settembre vedrà la Regione approvare l’adeguamento dell’offerta agrituristica.

Ad aprire l’incontro, alla presenza di una ventina di titolari di agriturismi della Valpolicella, è stato Alberto Sartori, titolare dell’agriturismo La Pila di Villa Bartolomea e da sempre impegnato nell’associazione che unisce gli agriturismi veronesi. Sartori ha portato diversi esempi che hanno dimostrato la ristrettezza, le incongruenze, le mancanze della legge regionale del Veneto rispetto per esempio a quella della Lombardia o a dell’Emilia. Dalla limitatezza delle norme sul numero di pasti, all’incomprensibilità di quella sulle “ore attività”, a quella che obbliga ad avere un’aula “esclusiva” per la didattica, all’accavallarsi di controlli, ministeri ed enti interessati alle concessioni, se non a norme addirittura incomprensibili che, per Sartori richiederebbero addirittura di «arrivare a ricorsi al Tribunale amministrativo regionale per chiarirli». Quindi, ha lasciato la parola a Polo introducendolo come «l’unico agricoltore presente in tutte le liste presentate a Verona per le Regionali».

«Dobbiamo tornare alla filosofia di come dovrebbe essere l’agriturismo che deve raggiungere l’obiettivo di dare un reddito integrativo all’attività agricola – ha spiegato Polo -. Nel Veneto c’è stato un accanimento burocratico assurdo, spinto, diciamolo, dal forte potere contrattuale della ristorazione e degli albergatori. Mentre è mancata una visione di come interpretare lo sviluppo di un determinato territorio, che deve passare anche dall’offerta agrituristica».

«Tutto questo – ha continuato Polo – in completa incoerenza rispetto a quanto l’Unione europea ha previsto per lo sviluppo rurale, nel quale l’agricoltura è in un contesto che vive assieme a tante altre attività per dargli tutte le opportunità che oggi hanno gli altri sistemi produttivi. Questo è il punto da cui partire. Se parlo di libertà di impresa dico che devo agire nelle stesse condizioni delle altre aziende. Ma senza regole, può dure qualcuno, come faccio a sapere che quello è un vero agriturismo? Semplice, è il mercato che poi seleziona. Se vado in un agriturismo per cercare una tale prodotto o servizio e non lo trovo, non ci torno più. È concorrenza sleale verso gli albergatori? Basta con queste corporazioni, vogliamo che riparti l’economia del Paese oppure no? O dobbiamo solo salvaguardare determinati privilegi? La burocrazia è la conseguenza diretta di tutto questo. Se voglio bloccare un’attività perché la considero concorrenziale, fisso una marea di norme assurde. Quando nacquero gli agriturismo vi fu uno sforzo enorme per mettere in luce la loro proposta, con una forte autoregolamentazione fatta dall’unione degli stessi agriturismi. Questa è la strada – ha concluso Polo -. Quello che vi propongo è questo, c’è bisogno di certezza, semplicità e chiarezza. Possibile che dei 40 milioni stanziati dalla Regione per l’agricoltura, 23 siano spesi per mantenere Avepa e Veneto Agricoltura? No, non è ammissibile e l’Avepa va ricondotta sotto il controllo dell’assessorato regionale. Perché se voi fatte delle domande al politico è questo che deve decidere le risposte e, poi chiamare il funzionario perché norme e regoli quelle risposte all’interno delle leggi regionali. Qui invece si è fatto il contrario, e se sarò eletto la prima cosa che farò è fare in modo che questa legge sia abrogata, per rifarla mettendo attorno ad un tavolo le associazioni agrituristiche, gli enti interessati, la regione, ragionando con schiena dritta rispetto alle altre categorie produttive. E si deve arrivare ad una norma semplice e chiara. E lo ripeto, chi funziona male dopo un po’ chiude perché è il mercato a selezionare».

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