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21 Maggio 2024
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Processo Pfas, la deposizione dell’Istituto Zooprofilatico parla di contaminazione della catena alimentare

Lo scarico nell’ambiente degli scarti di lavorazione industriale da parte di Miteni, e senza particolari precauzioni adottate per la tutela dell’ecosistema, ha provocato nel corso dei decenni una seria contaminazione della catena alimentare, tra cui la fauna ittica.

Fra le deposizioni di ieri, al Processo Pfas a Vicenza, assume rilevanza quella del dirigente dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie Roberto Angeletti, a capo della struttura complessa SCS2-Chimica che per l’IZSVe fornisce supporto tecnico-scientifico ai piani di sicurezza alimentare con specifico riferimento al controllo ufficiale degli alimenti, ai piani di monitoraggio regionale e all’attività di ricerca.

Prima i PFOS e PFOA, poi i PFAS prodotti da Miteni, a causa della loro persistenza ambientale e alla possibilità di accumularsi negli organismi, avrebbero compromesso la salubrità dei prodotti animali consumati dai cittadini residenti nelle zone rossa e arancione.

A ribadirlo in sintesi è lo studio dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, su campionamenti di alimenti di origine animale, avvenuto fra il 2016 e il 2017 e citato dal dottor Roberto Angeletti dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza.

Rispondendo anche alle domande dell’avvocato Marco Tonellotto che, con i colleghi Angelo Merlin e Vittore d’Acquarone, assiste Acque del Chiampo, Viacqua, Acquevenete e Acque Veronesi, Angeletti ha confermato che lo studio rientra nel Piano di monitoraggio regionale dei PFAS, in relazione all’esposizione degli alimenti e materiali a contatto presenti sul mercato.

Il grave inquinamento ha comportato l’imputazione di 15 manager di Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation, accusati a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari.

Tutti gli aggiornamenti sul sito www.processopfas.it

 

 

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