Giornata veronese, ieri, per l’eurodeputata della Lega Anna Cisint, a sostegno del candidato consigliere regionale e sindaco di Soave, Matteo Pressi. La pasionaria leghista, già sindaco di Monfalcone e famosa per il suo impegno contro la radicalizzazione islamica e la costruzione di moschee abusive sul territorio, ha preso parte ad alcuni incontri nel Basso Veronese, parte della provincia di Verona dove l’integrazione è una sfida quotidiana.
A Bovolone Pressi e Cisint hanno incontrato una delegazione di commercianti che nelle scorse settimane, con una lettera indirizzata a tutte le autorità, hanno denunciato la mancanza di sicurezza nella cittadina della bassa, colpita dal fenomeno delle baby gang e da alcuni episodi legati a risse di strada tra immigrati. Una situazione che secondo Pressi rischia di mettere a dura prova la sopravvivenza di molte attività: «Un tempo Bovolone era il centro di riferimento di tutti i comuni vicini. Una realtà attrattiva, anche sotto il profilo commerciale. Ora è tutto peggiorato e bisogna ripartire soprattutto dalla sicurezza, precondizione per rendere una cittadina vivace e attrattiva».
Sempre a Bovolone, Pressi e Cisint, davanti a più di 80 sostenitori, hanno denunciato il problema della prossima apertura di un centro culturale islamico all’interno della zona artigianale, di fronte al punto vendita di una nota catena di supermercati veronese, che, come evidenzia l’eurodeputata leghista, «non può, per legge, aprire e finirà per essere una moschea abusiva, sottratta a qualsiasi controllo da parte dello Stato. Per questo è importante che l’amministrazione comunale di Bovolone agisca in fretta. Lo stesso discorso vale per il cimitero islamico, che in base alla normativa vigente non può esistere. Le risorse dei cittadini siano utilizzate per le vere priorità».
Un problema, quello dei centri culturali islamici, spesso adibiti in realtà a moschee, che punteggia tutto il Basso Veronese, come evidenzia Pressi: «Ad oggi la legge non consente l’apertura di moschee perché l’islam non ha stipulato alcun accordo con lo Stato italiano. Allo stesso modo, questi centri vengono aperti in immobili che hanno destinazione urbanistica artigianale o commerciale, senza quindi rispettare le regole urbanistiche comunali. È una situazione assurda: per avviare una qualsiasi attività, in Italia, si è soggetti a decine di controlli, mentre i centri islamici sembrano essere zone franche dove tutto è permesso, in barba alle norme. Nessuno sa che cosa avviene realmente all’interno».
La giornata è proseguita a Legnago, altro centro dove la tematica della sicurezza è ritenuta prioritaria dai cittadini, ad un evento al quale hanno preso parte oltre 100 sostenitori del candidato consigliere regionale Pressi.
Sul punto, Pressi e Cisint hanno illustrato la proposta di istituire un meccanismo che consenta ai Comuni di accedere ai fondi regionali per creare o, laddove presenti, ampliare, gli impianti di videosorveglianza comunale, uno strumento che si sta rivelando un ottimo deterrente nel contrasto ai fenomeni di criminalità e degrado urbano.






