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19 Giugno 2024
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Ricerca dell’Università di Verona scopre i meccanismi che nelle piante regolano la raccolta di energia dal Sole

È stata pubblicata in questi giorni sulla rivista scientifica “Nature Plants” la ricerca condotta dall’ateneo scaligero che ha portato alla scoperta meccanismi che regolano la raccolta dell’energia solare nelle piante, con possibili risvolti per la resa delle colture agricole.

Attraverso la fotosintesi le piante convertono l’energia solare in materia vivente, che l’uomo utilizza per molteplici scopi: per nutrirsi, per ottenere farmaci, come carburante o come materia prima rinnovabile nell’industria. Quando la luce assorbita è in eccesso, tuttavia, la pianta ne soffre ed in essa s’innescano processi di difesa che dissipano l’energia. Nello studio “Identification of a pigment cluster catalysing fast photoprotective quenching response in CP29” il gruppo di ricerca dell’ateneo scaligero ha analizzato il processo con cui le piante si proteggono dall’eccesso di luce, tracciando i meccanismi che regolano il trasferimento dell’energia luminosa ai motori molecolari che la utilizzano e definendone, per la prima volta, le basi molecolari. Un passo importante nella comprensione di come poter agire per ottimizzare l’uso dell’energia da parte delle piante.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Plants”, è stata condotta dal gruppo di ricerca composto da Zeno Guardini, Mauro Bressan, Roberto Caferri, Roberto Bassi e Luca Dall’Osto, del dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona. Zeno Guardini e Roberto Caferri sono due giovani dottorandi in Biotecnologie, Mauro Bressan ha ora lasciato l’università per l’industria privata. Luca Dall’Osto è il più giovane dei professori ordinari del dipartimento, Roberto Bassi ne è stato tra i fondatori nel 1993.

L’importanza della scoperta consiste nell’aver localizzato l’origine della risposta protettiva, e le basi molecolari che permettono alle piante di agire. «Conoscendo la prima linea della difesa vegetale, e in che modo essa funziona, possiamo pensare di modificarla, adattandola alle esigenze più diverse – prosegue Dall’Osto -. Ad esempio, si potrà regolare la risposta al ribasso per far crescere le piante più in fretta in ambienti meno illuminati come le serre o aumentarla per permettere alle piante di crescere in ambienti ostili quando la troppa luce è accompagnata da altri fattori negativi come il freddo o la siccità. Oggi sappiamo che il processo di fotosintesi non è ottimizzato per la massima resa: le piante preferiscono produrre meno in cambio di avere minori rischi di essere danneggiate quando la luce è eccessiva. Esiste quindi un significativo margine di miglioramento. L’obiettivo, ambizioso, è di contribuire ad incrementare la quota di bio-prodotti ottenuti da filiere industriali basate su processi sostenibili».

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