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17 Giugno 2024
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Rivolta contro l’Ue sul progetto di diminuire la gradazione dei vini

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«Contrastare l’abuso di alcol diminuendo la gradazione? Una fesseria». Viticoltori veronesi furibondi contro l’Ue per il documento del “Cnapa”, Comitato per le politiche e strategie sugli alcolici, che mira a introdurre nuove strategie di riduzione del consumo di alcol riducendo il grado e riportando in etichetta le indicazioni nutrizionali. Il documento, discusso ieri in Lettonia dai ministri della Salute dell’Unione europea, sta riscuotendo molta preoccupazione tra i vignaioli italiani, che hanno scritto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ma anche tra i produttori del territorio scaligero, che vanta zone vitivinicole di eccellenza apprezzate in tutto il mondo. A rischio, infatti, i grandi vini come l’Amarone, che per disciplinare deve avere una gradazione minima di 14 gradi (ma spesso arriva a 17), che oggi rappresenta anche un enorme valore per l’economia del territorio. La produzione vinicola della Valpolicella è stata calcolata da Assoenologi in 550 milioni di euro nel 2013 (di cui 325 milioni legati al solo Amarone), tra Amarone, Valpolicella, Ripasso e Recioto (tutti vini sopra i 12 gradi). Nel complesso la terra dell’Amarone produce circa 60 milioni di bottiglie per l’80% destinate all’estero. Sempre secondo i dati di un’analisi effettuata nel 2014 da Assoenologi la Valpolicella è fra i vigneti più preziosi d’Italia visto che i suoi 7.435 ettari viaggiano su una quotazione di 530/550mila euro l’uno per un valore complessivo di oltre 4 miliardi di euro.

Cosa accadrebbe se passasse una regola che prevede di ridurre il grado del vino messo in commercio nell’Ue? Una catastrofe, senza dubbio. «L’Unione europea, con tutte queste regole penalizzanti, sta oltrepassando il limite – dice Christian Marchesini, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella e della sezione viticoltura di Confagricoltura Verona -. Il fenomeno dell’alcolismo riguarda prevalentemente i Paesi nordici, dove si consumano superalcolici o birre. In Italia abbiamo più di duemila anni di storia sul vino e non si può azzerare una cultura imprenditoriale degli agricoltori con misure generalizzate che andrebbero a colpire anche i nostri consumatori moderati di vino. Dobbiamo essere assolutamente uniti nell’opporci a queste strategie facendo cartello tra i Paesi mediterranei, che promuovono un consumo di vino moderato e consapevole, considerato fattore di salutismo».

Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, ricorda che il vino è un prodotto agricolo e come tale va considerato: «Pensare di diminuire il grado alcolico è insensato, perché il vino è un alimento con caratteristiche che non possono essere modificabili. Come si può pensare di ridurre il grado al Valpolicella o all’Amarone? È una bestemmia. Peraltro si ignora o non si tiene conto del fatto che il vino è soggetto a legislazioni specifiche che, a seconda del disciplinare di riferimento, includono il requisito di un contenuto minimo di alcol. Nella valutazione delle politiche per combattere l’alcolismo vanno presi in considerazione il modello di consumo e la tipologia di prodotto. Il consumo moderato di vino non può essere equiparato all’abuso di superalcolici».

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