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21 Ottobre 2020
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S. Bonifacio, il Comitato di difesa dell’ospedale chiede a Zaia di scusarsi: «Sulla vicenda Citrobacter aveva puntato il dito sul Fracastoro e Villafranca»

«Zaia chieda scusa per quanto detto sugli ospedali di S. Bonifacio e Villafranca». A chiederlo, con un comunicato vero e proprio, il 4 settembre, è stato il Comitato di difesa dell’ospedale Fracastoro di S. Bonifacio.

«Abbiamo aspettato 24 ore prima di far uscire questo comunicato, dopo aver appreso l’esito della commissione interna all’Ospedale del Bambino di Borgo Trento riguardo la questione Citrobacter. Ora il Governatore chiede, giustamente, di individuare le responsabilità e di prendere i dovuti provvedimenti; perché però non aveva aspettato l’esito della commissione per puntare il dito sugli ospedali di San Bonifacio e Villafranca con ricostruzioni ancora da verificare?» dicono i rappresentanti del Comitato, riferendosi alle affermazioni fatte in una conferenza stampa da Zaia nella quale il Governatore aveva accennato al fatto che uno dei casi non fosse scoppiato all’ospedale della Donna e del Bambino di Verona, ma “importato” da un neonato proveniente proprio dal nosocomio sambonifacese.

«Nella struttura di Verona erano stati riportati casi di Citrobacter fin dal 2017 (91 casi), perchè mettere in mezzo altri nosocomi? – continua la nota -. Il Comitato per la difesa dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio, a nome dei cittadini e di tutti gli operatori della struttura, chiede formali scuse per le parole improvvidamente utilizzate da Zaia durante la fase ispettiva. Parole che hanno creato un danno d’immagine e sfiducia da parte delle partorienti della zone dell’Est Veronese».

«Con ciò vogliamo comunque sottolineare l’auspicio affinché l’ospedale della Donna e del bambino di Borgo Trento torni ad essere una struttura sicura e un punto di riferimento per la popolazione veronese, ma altresì ci auguriamo che tutte le strutture pubbliche della provincia vengano valorizzate in egual modo – conclude il Comitato -. Solo potenziando la sanità pubblica possiamo garantire un servizio puntuale e vicino ai cittadini; se c’è una cosa che ci ha insegnato l’emergenza coronavirus e anche la questione Citrobacter e che la sanità deve essere diffusa e non accentrata in un’unica struttura».

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