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29 Settembre 2022
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S. Bonifacio, ventenne segregata per giorni in un capannone abbandonato: fugge e fa arrestare l’aguzzino

Segregata per giorni nelle campagne di San Bonifacio da quello che riteneva un amico tra botte e umiliazioni per i suoi no a fare sesso con lui. È l’incubo in cui è caduta una ragazza ventenne di Maranello, dove vive con la famiglia, arrivata a fine luglio a San Bonifacio con un’amica, ospiti di alcuni marocchini che avevano occupato un casolare abbandonato.

La giovane aveva conosciuto uno di loro, Mohammed Mobsit, un anno fa, poi si erano tenuti in contatto per telefono e a volte lui l’aveva raggiunta e assieme sniffavano cocaina. Ma al suo arrivo lui si è rivelato un altro uomo: per dieci giorni lui l’ha tenuta chiusa in una stanza senza finestre, privata dei vestiti e del telefono per impedirle di scappare e di chiedere aiuto, presa a calci e pugni perché si rifiutava di avere rapporti sessuali. Un incubo terminato il 5 agosto quando la giovane, approfittando di un attimo di distrazione del suo sequestratore, è riuscita a scappare e a fermare, poco dopo le 13, un giovane per strada a San Bonifacio. Lui ha chiamato i carabinieri e quando la pattuglia è arrivata in via Nogarola ha trovato la ragazza con il viso pesto, aveva ferite alla testa e sulle mani, confusa e spaventata.

Accompagnata in ospedale ha spiegato cosa era successo e ha indicato in Mobsit il suo aguzzino, un uomo di 52 anni noto alle forze dell’ordine per altri reati, e a quel punto la pattuglia si è diretta verso il capannone dismesso. I carabinieri hanno sentito alcuni rumori provenire da una zona distante poche decine di metri e una volta superata la vegetazione hanno trovato un giaciglio di fortuna. C’erano i documenti dell’indagato e 4 cellulari tra cui quello della giovane. Lui era scappato. Lo hanno inseguito per ore attraverso la zona boschiva e i campi di granturco, ma oramai circondato, si è arreso e lasciato ammanettare. Il pm Federica Ormanni gli ha contestato il sequestro di persona, le lesioni e la rapina, ha disposto il trasferimento in carcere e chiesto l’applicazione della custodia cautelare. L’arresto è stato convalidato e lui resta in carcere.

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