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16 Luglio 2024
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Salute, all’ospedale di Negrar il simposio mondiale sui trattamenti radioterapici di ultra precisione tramite Unity

L’IRCCS di Negrar si conferma centro di riferimento internazionale per la radioterapia oncologica. Per due giorni, dal 19 al 20 febbraio, esperti europei e statunitensi hanno tracciato lo stato dell’arte dell’impiego di Unity, l’acceleratore lineare integrato con Risonanza Magnetica ad alto campo (1,5 Tesla), che consente trattamenti radioterapici di ultra precisione, tali da colpire il tumore, salvaguardando il più possibile i tessuti sani.

La multinazionale produttrice di Unity, la svedese Elekta, ha scelto il “Sacro Cuore Don Calabria” per l’incontro internazionale, in quanto centro che per primo in sud Europa e quindi in Italia, nel 2019, si è dotato dell’innovativa tecnologia, sviluppando in pochi anni un significativo know how. Attualmente Unity è presente in tre ospedali italiani e in 74 in tutto il mondo, di cui, adesso, 30 in Europa

Il simposio ha visto la partecipazione di 120 iscritti, 45 dei quali stranieri di cui una decina provenienti dagli Stati Uniti. Tra i relatori il professor Martijn Intven del Centro Medico Universitario di Utrecht (Olanda), dove è stato trattato il primo paziente al mondo con Unity nel 2018, il professor Daniel Hyer dell’Università dell’Iowa e la professoressa Michela Buglione degli Spedali Civili di Brescia.

L’apertura dei lavori è stata affidata a Filippo Alongi, direttore della  Radioterapia Oncologica Avanzata di Negrar e professore ordinario all’Università di Brescia, che con i suoi colleghi di Dipartimento – il dottor Michele Rigo, radioterapista oncologo, e il dottor Ruggero Ruggeri, fisico medico – hanno illustrato l’attività svolta con Unity sui primi mille pazienti per un totale di oltre 8mila sedute, Gli stessi dati saranno presentati dal professor Alongi al congresso nazionale di Radioterapia Oncologica del Giappone, che si tiene a Tokyo dal 28 febbraio al 2 marzo.

«Il 53% di questi mille casi ha riguardato tumori della prostata, il 25% metastasi, fino a un massimo di 5 lesioni linfonodali e/o ossee. I restanti pazienti erano affetti da neoplasie addominali, come quelle del pancreas o del rene – sottolinea Alongi -. La precisione di trattamento, garantita dall’ottimale definizione delle immagini della Risonanza Magnetica ad alto campo incorporata all’acceleratore lineare, consente di irradiare il tumore ad alte dosi, riducendo così il numero di sedute di trattamento».

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