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14 Aprile 2024
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Salute, studio dell’Azienda ospedaliera di Verona indica Inquinamento causa di artrite reumatoide e osteoporosi

L’inquinamento atmosferico non è responsabile solo delle malattie cardiovascolari e polmonari. Lo è anche per alcune patologie reumatologiche autoimmuni come l’artrite reumatoide, e malattie degenerative fra cui l’osteoporosi.

A stabilire la relazione fra l’esposizione al Pm10 e l’aggravarsi di alcune malattie reumatologiche è uno studio dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, che è stato presentato il 26 marzo a Milano dal direttore della Reumatologia, professor Maurizio Rossini.

Organizzata dalla Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA), la presentazione delle ultime ricerche scientifiche dimostra come il contesto socioeconomico e ambientale sia un fattore di rischio nel decorso delle malattie reumatologiche. Sulla scorta di queste nuove conoscenze è oggi possibile ridurre al minimo l’invalidità (un tempo inevitabile) e azzerare l’eccesso di mortalità.

Risulta pertanto chiaro che, oltre alla ricerca di nuovi farmaci volti al controllo dell’infiammazione articolare e delle alterazioni immunologiche proprie della malattia, l’attenzione vada diretta allo stile di vita e ad aspetti socio-culturali.

Il progetto di studio, curato dal dottor Giovanni Adami, ha in effetti riscontrato un rischio maggiore di severità di malattia e di riattivazioni di artrite reumatoide durante i periodi più inquinati da ossidi di carbonio o d’azoto o da ozono o da polveri sottili. Inoltre, è stato dimostrato che l’esposizione acuta ad elevati livelli di inquinamento atmosferico è una potenziale causa di inefficacia o perdita di efficacia delle terapie, determinando quindi la necessità di cambi di terapia e un aumento dei costi per il Servizio Sanitario Nazionale. Nell’ambito dello stesso progetto sono stati condotti grandi studi di popolazione che hanno messo in luce l’effetto deleterio dell’esposizione cronica all’inquinamento, in particolare da particolato, sul rischio di altre malattie autoimmuni, non solo reumatologiche ma anche gastroenterologiche. L’esposizione a polveri sottili sembrerebbe avere un effetto negativo anche sul metabolismo scheletrico. L’esposizione al particolato (PM10 o polveri ancora più sottili) sembra in grado di aumentare la concentrazione della proteina RANKL (coinvolta nella regolazione e nel controllo del metabolismo osseo) e di favorire il rilascio di citochine infiammatorie, cui consegue l’attivazione degli osteoclasti, le cellule che demoliscono l’osso

rendendolo più fragile.

«Un’elevata concentrazione di particolato nell’atmosfera potrebbe ridurre l’esposizione ai raggi solari UVB, con conseguente diminuzione della capacità dell’organismo di produzione di vitamina D e quindi deficit di mineralizzazione dell’osso – dice il professor Rossini (nella foto) -. La sezione di Reumatologia dell’università di Verona ha scoperto, in particolare nella popolazione femminile italiana, che l’esposizione a polveri sottili si associa ad un aumentato rischio di bassa densità minerale ossea. Lo studio, condotto su oltre 59.000 donne distribuite sul territorio italiano, ha documentato che l’esposizione a concentrazioni elevate di polveri sottili di dimensione inferiore ai 10 millesimi di millimetro (PM 10) o ai 2.5 μm (PM 2.5) porta ad un aumentato rischio di osteoporosi di circa il 15%, in particolare al femore. Questo contribuirebbe a giustificare l’aumentato rischio osservato di fratture del femore».

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