«Possiamo dire che la prima fase per la realizzazione del modello veneto delle Case della Comunità si è sostanzialmente conclusa positivamente: alcuni dettagli formali devono ancora essere limati, ma l’intesa c’è e confidiamo di arrivare alla firma entro la fine della settimana».
A dirlo è Enrico Peterle, segretario regionale di Fimmg Veneto, al termine del confronto che si è svolto ieri, 15 giugno, in Regione Veneto tra i rappresentanti della medicina generale e i vertici regionali per definire il progetto relativo alle 102 Case della Comunità previste sul territorio. Nel corso dell’incontro tra il presidente Alberto Stefani, l’assessore alla sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e i rappresentanti sindacali dei medici di Medicina generale del Veneto è stato raggiunto un accordo che consentirà di assicurare la presenza dei professionisti nelle Case di Comunità e di valorizzarne pienamente il ruolo al servizio dei cittadini. L’intesa, di cui si stanno definendo gli ultimi dettagli, arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema sanitario nazionale e dimostra la capacità del Veneto di trovare risposte ai bisogni dei cittadini, trasformando una criticità in un’opportunità di innovazione organizzativa.
Fimmg Veneto ha portato all’attenzione della Regione alcune condizioni ritenute fondamentali per garantire la piena adesione dei medici e il successo del progetto. «Abbiamo ottenuto importanti aperture sui punti che per noi rappresentano una priorità. Abbiamo chiesto garanzie dettagliate sui compiti che i medici saranno chiamati a svolgere all’interno delle Case della Comunità, sulle modalità organizzative e sul reale coinvolgimento dei professionisti nei percorsi assistenziali. Allo stesso modo – sottolinea Peterle – riteniamo indispensabile definire con chiarezza come verranno gestite eventuali assenze improvvise, malattie o altre situazioni che possano rendere necessarie sostituzioni, evitando che ricadano ulteriori carichi sui colleghi già impegnati nell’assistenza quotidiana».
«È inoltre necessario costruire modalità di lavoro sostenibili per tutti i medici. La partecipazione alle Case della Comunità deve avvenire su base volontaria, all’interno di un quadro organizzativo certo e con le necessarie tutele professionali. Un altro principio condiviso – spiega il segretario della Fimmg Veneto – riguarda il riconoscimento dello stesso compenso per tutti i colleghi che opereranno nelle Case della Comunità, a garanzia di equità e uniformità di trattamento. Solo in questo modo sarà possibile coinvolgere i professionisti e rendere realmente efficace il nuovo modello territoriale».
«Fin dalla loro progettazione abbiamo sostenuto che le Case di Comunità dovevano diventare il punto di riferimento della medicina territoriale, il luogo in cui il cittadino trova assistenza e continuità di cura in modo diffuso – ha dichiarato il presidente Stefani –. Abbiamo attivato una task force e ho voluto seguire personalmente l’accordo fino ad oggi, giorno per giorno. Scegliamo di investire nel territorio, riattivare il circuito delle visite domiciliari, aprire le porte della sanità al cittadino. Oggi dimostriamo che, quando ci sono responsabilità e volontà di collaborare, le soluzioni si trovano».
L’accordo prevede che i medici di medicina generale convenzionati con quota capitaria e oggi afferenti alle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) garantiscano la presenza nelle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20, attraverso una turnazione che assicurerà la copertura del servizio, fermo restando l’attività della continuità assistenziale nelle restanti fasce orarie. Per quanto riguarda invece i medici operanti a regime orario, l’intesa conferma il loro impiego nelle Case di Comunità per 38 ore settimanali, con una prevalente attività nelle ore notturne e nei fine settimana, garantendo così un ampliamento dell’offerta assistenziale.
Entrambe le categorie di professionisti potranno inoltre svolgere ulteriori attività fino a un massimo di 6-10 ore aggiuntive settimanali, remunerate a 60 euro lordi l’ora. In tali fasce operative, i medici delle Case di Comunità potranno assistere non soltanto i propri pazienti ma tutti i cittadini che accederanno alle strutture.
«Con questa intesa – ha concluso l’assessore Gerosa – le Case di Comunità diventeranno luoghi realmente operativi e capaci di intercettare i bisogni assistenziali prima che si trasformino in emergenze e prima dell’accesso alle strutture ospedaliere. Puntiamo, oltre a ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso, a garantire una maggiore prossimità ai cittadini, soprattutto alle persone fragili e ai pazienti cronici».






