12 Ottobre 2026
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Sanità, inaugurati due nuovi macchinari per la cura dei tumori e la chirurgia della cataratta al Sacro Cuore di Negrar

L’intelligenza artificiale a supporto del medico per una maggiore precisione diagnostica e chirurgica, a vantaggio della sicurezza del paziente, è stata protagonista della Festa patronale dell’IRCCS Ospedale di Negrar in occasione della ricorrenza liturgica del Sacro Cuore. Questa mattina

il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, dopo aver presieduto la Santa Messa, ha impartito, la benedizione inaugurale di due nuove tecnologie: il “Van Gogh”, un sistema avanzato di diagnostica cellulare applicato alla biopsia del tumore del polmone, il secondo installato in Italia, e la “Ally”, il primo il femtolaser robotico impiegato nel nostro Paese per la chirurgia della cataratta. Entrambi integrati con software di intelligenza artificiale.

All’evento erano presenti oltre ai vertici dell’Ospedale, il Prefetto di Verona, Demetrio Martino, la consigliera delegata regionale Elisa De Berti, la Questora, Rosaria Amato, il comandante provinciale dei Carabinieri, Claudio Papagno, quello della Guardia di Finanza, Italo Savarese, il direttore generale e la direttrice sanitaria dell’Ulss 9 Scaligera, rispettivamente Pietro Girardi e Viviana Coffele, e il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli.

«L’investimento in innovazione è una strada obbligata perché un ospedale possa rispondere alla crescente domanda di salute da parte della popolazione. Qui parliamo di Intelligenza artificiale senza dimenticare che il vero valore della nostra cittadella della salute resta l’umanità con cui il personale accoglie e cura i pazienti, che ha fondamento in oltre 100 anni dalla nascita a cura di san Giovanni Calabria – ha detto l’amministratore delegato del Sacro Cuore, Claudio Cracco -. La tecnologia medica è costantemente tesa a offrire nuove soluzioni per diagnosi sempre più precise e terapie sempre più efficaci, finalizzate non solo ad aumentare la sopravvivenza del paziente ma anche la sua qualità di vita. Queste tecnologie nel nostro ospedale sono inserite all’interno di un’organizzazione di presa in carico del paziente dove medici di differenti specialità danno vita a percorsi diagnostico-terapeutici integrati. Le tecnologie vanno a migliorare processi, frutto di una sinergia tra diverse professionalità che mette al centro, sempre, la persona del malato».

Van Gogh è una sorta di scanner che, traducendo in immagine digitale l’attività metabolica delle cellule tumorali, è in grado di stabilire in 2 minuti se il frammento di un nodulo polmonare sospetto, prelevato attraverso broncoscopia toracica, può essere utilizzato dall’anatomopatologo per la diagnosi. Ciò consente all’endoscopista di decidere in tempo reale se concludere la procedura invasiva o se proseguire per altri prelievi ed esclude la necessità di ripetere l’indagine invasiva a causa dell’inadeguatezza del campione.

«Questo dispositivo trova la sua ideale applicazione nell’ambito della diagnostica toracica oncologica, il cui aspetto critico è la precisione del prelievo del tessuto per la biopsia, criticità dovuta alla configurazione particolare dell’apparato bronco-polmonare – ha spiegato il dottor Diego Gavezzoli, direttore dell’Unità clinico-chirurgica toraco-polmonare -. La precisione è fondamentale: dal campione l’anatomopatologo ricava informazioni, non solo riguardo la natura benigna o maligna del nodulo, ma anche la tipologia del tumore e la sua “carta di identità” genetica dalle quali deriva il piano terapeutico che può prevedere la chirurgia, la terapia medica o la radioterapia impiegate da sole o associate».

«Van Gogh sfrutta il particolare metabolismo degli zuccheri (glicolisi) da parte delle cellule tumorali, differente rispetto a quello delle cellule sane – ha aggiunto il professor Giuseppe Zamboni, direttore dell’Anatomia Patologica. “La glicolisi provoca una vibrazione impercettibile delle cellule stesse, che il software di intelligenza artificiale traduce in un’immagine digitale colorata, evocativa della pittura del genio olandese. L’aggregazione di cellule che si muovono in maniera anomala assume colorazioni gialle, arancioni o rosse. Quelle normali i colori del blu e del marrone».

Il sistema Ally, invece, consente di realizzare con elevata precisione le incisioni corneali necessarie per l’intervento di cataratta e può correggere contestualmente anche l’astigmatismo. Grazie all’elevata accuratezza nel centraggio delle aperture, la tecnologia contribuisce a migliorare i risultati visivi post-operatori, un aspetto particolarmente importante quando vengono impiantate lenti intraoculari di ultima generazione, progettate per garantire una buona qualità della vista sia da lontano sia da vicino

«L’intervento di cataratta si articola in tre momenti principali – ha illustrati la dottoressa Grazia Pertile, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica -. La prima e fase è quella preoperatoria, durante la quale vengono raccolti i dati del paziente e definiti i parametri del cristallino artificiale da impiantare. Segue la fase chirurgica, con la rimozione del cristallino opacizzato, e infine l’inserimento della lente intraoculare che è stata scelta in precedenza, spesso personalizzata. La particolarità del femtolaser Ally è la capacità di integrare, attraverso un software basato sull’intelligenza artificiale, le informazioni raccolte prima dell’intervento con quelle acquisite in tempo reale da sei telecamere installate sul dispositivo. Questo permette di personalizzare la procedura in base alle caratteristiche anatomiche dell’occhio del paziente ed ottenere le miglior prestazioni visive dalle lenti personalizzate. Inoltre, l’80% delle persone curate con questa metodologia non hanno più bisogno di occhiali».

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