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23 Ottobre 2026
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Sanità, l’Ulss 9 sul caso della flebo attaccato col chiodo: «L’asta dovevano procurarla i famigliari»

«Orari rispettati, il paziente non doveva stare a digiuno e l’asta o un supporto per la flebo dovevano procurarla i famigliari».

È quanto precisa l’Ulss 9 in una nota in risposta a quanto denunciato nei giorni scorsi dalla consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon, sul caso di un novantenne di San Giovanni Lupatoto al quale il personale dell’Assistenza domiciliare integrata ha somministrato una flebo prescritta dal medico attaccandola ad un chiodo nel muro.

«In merito all’episodio dell’assistenza domiciliare a San Giovanni Lupatoto, l’Azienda Ulss 9 Scaligera ritiene doveroso precisare e chiarire alcuni punti fondamentali relativi all’intervento effettuato – inizia la nota della direzione dell’Ulss 9 -. Come da prassi, al paziente e alla sua famiglia non è stata fornita un’indicazione oraria precisa per l’arrivo degli operatori, bensì una fascia oraria indicativa compresa tra le 8,30 e le 11,30. Di conseguenza, non vi è stato alcun ritardo ingiustificato rispetto alla pianificazione del servizio. La prescrizione medica dava indicazione di due somministrazioni settimanali. Per andare incontro alle esigenze dei figli, sono stati con essi concordati gli accessi nelle giornate di mercoledì e sabato. Si precisa che per il tipo di terapia somministrata tramite la flebo in questione, non è richiesta l’astensione dal cibo. Al paziente non è mai stato indicato di rimanere a digiuno, ed egli avrebbe potuto tranquillamente alimentarsi e idratarsi prima e durante l’attesa dell’operatore».

«L’assegnazione dei supporti fisici per infusioni viene prioritariamente riservata ai pazienti oncologici e ai pazienti in nutrizione parenterale totale che non sono in grado di alimentarsi autonomamente. Per tutti i pazienti in assistenza domiciliare, il ritiro dei materiali è a carico dei familiari, compresa l’asta quando previsto – continua l’Ulss 9 -. Dove non prevista, al momento dell’attivazione dell’assistenza, il personale dell’ADI avvisa i familiari che devono provvedere in autonomia a procurarsi l’asta. Gli operatori adottano comunque soluzioni idonee per garantire la somministrazione della terapia in piena sicurezza preservando l’efficacia del trattamento».

«L’Ulss 9 Scaligera conferma il proprio costante impegno per garantire un’assistenza territoriale capillare, sicura e vicina ai bisogni dei cittadini più fragili», conclude la nota.

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