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5 Ottobre 2022
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Sequestro da film a Valeggio: si indaga sull’ex lavoro dell’uomo nel recupero crediti

E sul lavoro di recupero crediti che faceva B.G, il 46enne sequestrato giovedì mattina a Valeggio a sul Mincio e liberato 8 ore dopo dai malviventi, braccati dai carabinieri, nelle campagne di Solarolo di Goito, che si starebbero concentrando gli inquirenti che stanno indagando sull’incredibile sequestro di persona, con tanto di sparatoria, avvenuto ieri a Valeggio sul Mincio.
La vittima, B.G. sposato, 1 figlio, residente a Castelnuovo del Garda, resta ricoverato all’ospedale Carlo Poma di Mantova per le ferite di arma da fuoco alle gambe. Un caso da ieri al centro di un vero mistero, visto che ancora l’uomo non sa, o non vuole, spiegare agli inquirenti il motivo del rapimento da film perpetrato ai suoi danni: cinque uomini incappucciati con due auto di grossa cilindrata con tanto di lampeggianti, l’hanno bloccato alle 10 di ieri mattina a Valeggio sul Mincio, Una prima vettura ha superato la sua Ford Focus con il passeggero che dal finestrino gli faceva segno di fermarsi con una paletta della Polizia di Stato. Mentre la seconda auto lo tallonava da dietro. Poi, i colpi di pistola, uno a salve, esplosi probabilmente per fargli capire che facevano sul serio. Quindi, l’hanno prelevato di forza dalla sua auto, gli hanno stretto una cappuccio sulla testa e sul viso, e l’hanno gettato nel bagagliaio di una delle vetture scappando di corsa.
Immediatamente, allertati da un cittadino che aveva assistito terrorizzato alla scena, sono piombati a Valeggio i Carabinieri, mentre tra Verona e Mantova scattava la caccia ai rapitori. Fino a poco dopo le 17, quando l’uomo è stato abbandonato sulla provinciale 6 in provincia di Mantova, a Goito, a 200 metri da un posto di blocco dei carabinieri. Probabilmente, vedendosi accerchiati, i rapitori hanno deciso di abbandonare il sequestrato, rinvenuto legato mani e piedi con delle fascette elettriche e ferito alle gambe.
Un sequestro in pieno stile mafioso che però lascia gli inquirenti allibiti vista la storia di B.G.: incensurato, non certamente facoltoso da scantenare un rapimento, originario come la moglie di Orvieto ma da amni residente nel Veronese. L’uomo, per ora, più volte sentito dal pubblico ministero Alberto Sergi, non ha saputo spiegare i motivi di quando accaduto. È impaurito, tanto che in ospedale quando si è visto piombare in stanza dei carabinieri in borghese, subito ha pensato fossero di nuovo i suoi rapitori,
L’uomo, tra l’altro, in questo momento risulta disoccupato e la famiglia conterebbe sullo stipendio della moglie, segretaria part time in un’azienda del Veronese. Tanto che avrebbe detto agli inquirenti che stavano progettando di tornare ad Orvieto, dove disporrebbe di una proprietà di famiglia, vendendo l’abitazione di Castelnuovo del Garda su cui oggi pagano un mutuo.
Fino a pochi mesi fa, però, B.G. aveva ancora la sua azienda di recupero crediti, una partita iva con la quale operava tra Lombardia e Veneto per conto di un’impresa dello stesso settore della Brianza. E forse è qui che si deve cercare il motivo del sequestro chiaramente a scopo intimidatorio. Infatti, prima di abbandonarlo uno dei cinque incappucciati gli ha gridato: “Non è finita qui”. E per questo l’uomo sarebbe reticente nello svelare il perché di quell’accanimento. Con i carabinieri che si chiedono, inoltre, dove sia stato portato e cosa sia accaduto in quelle 7 ore in cui è stato in mano ai rapitori.
Massimo Rossignati

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