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1 Marzo 2024
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Tangenti Mose, il conto della Corte dei Conti è un danno erariale da 37 milioni

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Danni erariali per oltre 37 milioni di euro. È quanto accertato dalla Procura Regionale della Corte dei Conti riguardo alle vicende giudiziarie per le tangenti legate alla costruzione del “Mose“, il sistema di dighe mobili a difesa di Venezia.

Dopo il “patteggiamento” di 33 imputati, 2 condanne e in attesa della sentenza di primo grado nei confronti degli altri 8 soggetti coinvolti nell’indagine sulla costruzione del “Mose”, oggi la Procura Regionale della Corte dei Conti, che ha da tempo avviato le istruttorie per l’accertamento delle responsabilità per danno erariale connesse ai reati di corruzione individuati, ha ricevuto dalla Guardia di Finanza il “conto” del danno allo Stato che sarebbe stato provocato.

Le investigazioni delegate dalla magistratura contabile al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia sono partite dalle risultanze delle indagini di polizia giudiziaria, confluite nel procedimento amministrativo per effetto del proficuo coordinamento tra la Procura Regionale della Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Venezia, anche per effetto del protocollo d’intesa siglato nel dicembre 2016 tra le Autorità giudiziarie del Veneto.

I finanzieri del Reparto veneziano hanno eseguito mirati accertamenti per ricostruire le disponibilità patrimoniali e finanziarie degli indagati consentendo complessivamente di segnalare alla Procura della Corte dei Conti 8 soggetti responsabili di danni erariali per 37,6 milioni di euro, di cui 4 già condannati in primo grado dalla Magistratura contabile.

Più in particolare, a seguito delle condotte corruttive sono stati accertati danni da disservizio, connessi all’attività svolta dal pubblico ufficiale per scopi illeciti, anzichè per finalità istituzionali, e, nei casi di condanna, anche all’immagine dell’amministrazione di appartenenza.

A seguito della ricostruzione analitica del meccanismo fraudolento utilizzato per il pagamento delle tangenti, nello scorso mese di giugno la Polizia Tributaria di Venezia ha depositato presso la locale Procura della Corte dei Conti una notizia di danno erariale per 21,7 milioni di euro nei confronti dell’ingegner Giovanni Mazzacurati e del “CVN” (il Consorzio Venezia Nuova), corrispondente all’ammontare delle “tangenti” incassate dai pubblici ufficiali condannati nell’ambito dell’indagine sulla costruzione del “Mose”.

Sulla base degli accertamenti svolti, il presidente della Sezione Giurisdizionale per il Veneto della Corte dei Conti – accogliendo integralmente la proposta formulata dalla Procura Regionale – ha emesso apposito decreto di sequestro conservativo per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro nei confronti dell’ingegner Mazzacurati e di altro funzionario pubblico.

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