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11 Agosto 2022
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“Terra dei fuochi” veronese: scoperte decine di discariche abusive

Polizia rifiuti nuova web

È una “Terra dei Fuochi” veronese, con sepolti in discariche abusive rifiuti speciali di ogni tipo, dall’amianto ai residui di fonderia, 5000 tonnellate  di rifiuti di natura metallica in buona parte pericolosi, 2000 tonnellate di metalli preziosi quali rame, ottone, bronzo, nichel ed altro, fino addirittura a resti di salme. A gestire tutto, per un giro d’affari milionario, sarebbe una ditta guidata da calabresi con sede a Verona. Ed in città si torna a parlare di infiltrazioni dell’ndrangheta.

È quanto scoperto da un’indagine della Polizia Stradale di Verona che, ieri, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 19 persone, tutti imprenditori residenti nelle province di Milano e Verona, al sequestro di otto aziende e di circa 35 mila tonnellate di rifiuti, ed all’emissione di sanzioni amministrative per circa 300 mila euro oltre all’ulteriore sequestro di mezzi pesanti, capannoni e terreni agricoli per un valore stimato di circa un milione di euro. Contaminata un’enorme oasi naturale e diversi terreni in un quadrilatero tra Ronco all’Adige, Sona Arcole, Povegliano, Villafranca, Castelnuovo del Garda., Vigasio, Sommacampagna.

Nell’indagine è coinvolta una ditta di autotrasporti di inerti e rifiuti di vario genere con sede legale a Melissa (Crotone), operante però nel Veronese, sanzionata con 250 mila euro. I cui titolari, sempre calabresi, risultano già coinvolti a Verona nell’indagine della Squadra mobile scaligera che nell’ottobre del 2014 aveva portato alla scoperta di bidoni di rifiuti sotterrati in un’oasi naturalistica a Ronco all’Adige con conseguente inquinamento della falda acquifera. Indagine ancora in corso e che ha visto in luglio il sequestro dell’intera oasi naturalistica.

Sempre partendo da un controllo su un Tir di quest’impresa di trasporto rifiuti e movimento terra, a settembre, la Polizia Stradale di Verona ha scoperto un giro enorme di smaltimento abusivo di rifiuti in terreni, in stile “Terra dei Fuochi”. L’operazione si è sviluppata per due mesi, con analisi incrociate dei flussi e della documentazione riguardante la movimentazione dei rifiuti nella Provincia di Verona, controlli su imprese e automezzi, pedinamenti e appostamenti. Fino a tracciare la mappa delle otto aziende che collaborando tra loro facevano sparire i rifiuti, compresi i resti provenienti dalle attività di esumazione delle salme nei cimiteri del Veronese ma anche del Milanese.

Le 19 persone indagate sono tutte residenti nelle province di Verona e Milano e «dimostrano, laddove ce ne fosse ancora bisogno, che l’illecito guadagno dato dalla gestione illecita dei rifiuti, non fa gola solo alla criminalità organizzata del sud, ma anche ad imprenditori che agiscono senza alcuna remora per i gravissimi danni ambientali ed i conseguenti rischi per la salute della popolazione», sottolinea il dirigente della Sezione Polizia Stradale di Verona, Girolamo Lacquaniti.

Immediate le razioni in città, con l’onorevole Silvia Benedetti del Movimento 5Stelle cjhe ha dischiarato: «La “Terra dei fuochi”, seppur con le dovute differenze, è anche nel nostro Veneto, attraversato da forme ramificate di criminalità organizzata e da una gestione illegale, mafiosa e pericolosa dei rifiuti. Questa è una piaga che deve interrogare la politica nel profondo». Infatti, proprio il sequestro nel luglio scorso dell’oasi naturale di Ronco all’Adige era stato uno dei temi esaminati dalla Commissione parlamentare antimafia nella sua visita a Verona.

«Lo scempio ambientale prodotto da questi fenomeni criminali infatti si aggiunge ad un contesto di degrado di cui è responsabile soprattutto la politica locale di palazzo – conclude Benedetti -. Basti ricordare la vicenda dei rifiuti tossici sotto la Valdastico sud, questione che portai personalmente all’attenzione del Parlamento, mentre Zaia la inaugurava facendo finta di niente».

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