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22 Luglio 2024
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Terrazzo, dalla Regione 4 milioni per ridurre il rischio idrogeologico su due sponde dell’Adige

In arrivo a Terrazzo lavori per 4 milioni di euro finanziati dalla Regione per interventi finalizzati a ridurre il rischio idrogeologico.

«Con una recente delibera, licenziata dalla giunta regionale – ha spiegato oggi, 2 febbraio, l’assessore al dissesto idrogeologico, Gianpaolo Bottacin (nella foto) – abbiamo stanziato tutta una serie di contributi volti a sistemare e mettere in sicurezza l’intero territorio veneto. La Regione continua a lavorare mettendo in opera azioni di prevenzione. Con i cambiamenti climatici i disastri naturali sono dietro l’angolo, nessuno ne è esentato e, per questo, bisogna essere pronti non solo ad intervenire ad affrontare la situazione emergenziale quando accade, ma anche e soprattutto ad agire preventivamente per cercare di ridurre o evitare il rischio idrogeologico, come alluvioni o frane».

La delibera, proposta dall’assessore Bottacin, è il risultato di un accordo che la Regione del Veneto ha siglato con il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, nell’ambito degli stanziamenti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

I progetti previsti per nel comune di Terrazzo sono due e riguardano la riduzione del rischio idrogeologico nel bacino del fiume Adige. Il primo vedrà la realizzazione di una diaframmatura dell’argine sinistro del fiume in località Brazzetto ed il secondo la realizzazione di una diaframmatura dell’argine sinistro in loca Nichesola. Il soggetto attuatore delle opere è la Regione del Veneto tramite il Genio Civile.

«L’attenzione che la Regione del Veneto sta rivolgendo all’ambiente si può toccare con mano – ha continuato l’assessore Bottacin – soprattutto per i rischi idrogeologici e per la protezione delle aree verdi e della biodiversità. Basti pensare che gli ultimi disastri ambientali che ci hanno colpiti, tra cui Vaia, pur a fronte di danni ingentissimi, sono stati minori rispetto a quelli registrati a seguito degli eventi del 1966 dove morirono centinaia di persone e del 2010 quando mezzo Veneto si allagò a seguito di ben oltre 30 rotture arginali».

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