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7 Dicembre 2022
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Torri del Benaco, sei indagati per le vecchie boe del porto gettate abusivamente nel lago

Dovevano sostituire le boe di ancoraggio del porto di Torri del Benaco, sul Lago di Garda, ma invece di smaltirle come dovuto, le portavano al largo e le gettavano nel lago. È questa l’accusa per la quale sono indagati tre operai e tre dirigenti della ditta Pasquale Zemiro Srl di Mira. A scoprire e documentare il tutto i carabinieri della Compagnia di Caprino Veronese che, assieme a quelli del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Treviso, hanno raccolto la segnalazione di alcuni cittadini, controllato per settimane i lavori che erano in corso nel porto di Torri e quindi accertato con l’impiego anche di un robot subacqueo, prestato loro dalla Protezione Civile, che le grandi pietre di ancoraggio, del peso di 2-300 chili, chiamate plinti, con le relative catene e boe, che avrebbero dovuto essere smaltite nelle apposite discariche per materiali inerti, giacciono invece sul fondo del Lago di Garda a 80 metri di profondità.

Sono stati per questo denunciati dalla Procura della Repubblica di Verona per aver smaltito abusivamente rifiuti non pericolosi e per aver compilato i relativi moduli in modo non corretto, tre operai G.R. di 65 anni, T. M, di 59 anni, ed E. G. di 42 anni; e tre dirigenti G.M. di 69 anni, P.M. di 46 anni., e C. M. di 57 anni, della ditta Pasquale Zemiro di Mira (Mestre) che ha vinto mesi fa l’appalto del Comune di Torri del Benaco, per un importo di circa 90 mila euro, per la realizzazione di alcuni lavori di risistemazione del porto della cittadina lacustre. In particolare, la ditta doveva sostituire le 80 vecchie boe di ancoraggio delle barche con delle nuove moderne ed attrezzate di nuovi servizi. Solo che alcuni cittadini di Torri si sono accorti di movimenti strani della chiatta utilizzata dalla ditta per realizzare i lavori.

«C’è stata una segnalazione alla nostra stazione dei carabinieri perché quella chiatta era stata notata andare al largo e tornare più volte e questo senza una giustificazione – spiega il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Caprino, capitano Michele Minetti -. Abbiamo fatto subito delle verifiche utilizzando il nostro reparto portuale con la motovedetta che ha seguito da lontano le operazioni della chiatta. E siamo così arrivati a scoprire che le vecchie boe, invece che essere smaltite, venivano alcune gettate al largo del lago ed altre, una ventina, stipate in un magazzino della stessa ditta di Mira dove le hanno trovate i colleghi del Noe di Treviso. Inoltre, erano stati compilati in modo chiaramente non corretto i documenti che invece attestavano l’avvenuto smaltimento in discarica. E questo procurando un indebito guadagno, visto che la ditta non avrebbe pagato i costi di smaltimento del materiale».

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Gennaro Ottaviano, ha accertato che oltre 50 boe e blocchi di cemento sono stati scaricati in profondità nel lago di Garda; altre 23 boe erano ammassate nella sede dell’azienda, a Mira. Gli indagati rischiano una condanna penale da tre mesi a un anno di carcere e sanzioni amministrative fino a 26 mila euro. Ma quello che più hanno tenuto a sottolineare i carabinieri, ieri, nell’illustrare l’operazione è stata la grande attenzione posta nella salvaguardia di un patrimonio naturale come è il Lago di Garda.

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