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4 Ottobre 2022
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Trasporti, La Paglia (Pd): «Due ore da Legnago a Verona in treno. Serve la metropolitana leggera»

Due ore e 16 minuti. Sono i tempi di percorrenza di uno dei treni che collegano Legnago a Verona la domenica. Tempi inaccettabili per coprire 40 chilometri di distanza, come fanno quotidianamente centinaia di pendolari, tanto che la linea Verona-Legnago-Rovigo è stata inserita tra le dieci peggiori d’Italia.

A denunciarlo, per l’ennesima volta, oggi a Verona, è stata Elisa La Paglia, consigliere comunale di Verona e candidata alle elezioni regionali per il Pd: «In questo periodo estivo la domenica sono disponibili otto corse da Legnago verso il capoluogo dalle 7,22 alle 20,22, ma solo due corse dirette impiegano 55 minuti a raggiungere Verona. Il percorso inverso, da Verona a Legnago, prevede nove corse dalle 5,18 alle 19,56 con una punta di 2 ore e 15 minuti di tempo di percorrenza con un cambio e un minimo di 46 minuti per le uniche due corse dirette. Di giorno feriale le corse si moltiplicano arrivando a 14, ma i tempi di percorrenza non cambiano, con punte di 2 ore e 32 minuti con due cambi e solo 6 corse dirette da 46 minuti – ha relazionato La Paglia -. La Regione Emilia-Romagna ha aggiunto una serie di collegamenti ogni ora da Poggio Rusco fino a Bologna, di fatto raddoppiando l’offerta. Dobbiamo cominciare da qui anche noi per rilanciare i nostri collegamenti su rotaia, tra cui la Verona-Bologna e la Legnago-Verona, due tra le tratte più lente e inefficienti della nostra regione».

«Il progetto di dotare la regione di un sistema ferroviario metropolitano (Sfmr) è stato definitivamente affossato a vent’anni dall’inizio dei lavori e dopo un miliardo di euro inutilmente spesi. L’idea va invece rilanciata perché è giusto che anche il territorio veronese, la Bassa in primis ma anche la Valpolicella e la zona lago, possano contare su un sistema di trasporto pubblico moderno e integrato, con orario cadenzato ogni 30 minuti, affinché il servizio pubblico diventi appetibile per studenti, lavoratori, turisti – ha continuato l’esponente del Pd -. Lo hanno fatto le province vicine di altre regioni. Trento ha utilizzato le ferrovie della Valsugana e della Trento-Malè per collegare decine di paesi del territorio. L’Emilia-Romagna avrà treni ogni mezzora tra Ravenna e Rimini e ha potenziato la linea Bologna-Poggio Rusco».

Secondo La Paglia le azioni da fare sono due: «La prima è di tornare con forza a chiedere una maggiore frequenza dei treni e il primo contributo lo deve dare la Regione Veneto, anziché ragionare sempre e solo su nuove strade. In seconda battuta bisogna riattivare le stazioni dormienti, grazie alle quali si può creare una rete capillare di fermate come in una vera metropolitana di superficie. Nella Bassa, ad esempio, il treno Legnago-Verona si ferma oggi a Cerea, Bovolone, Isola della Scala e Buttapietra. Si può cominciare a riaprire le stazioni non più attive come Tarmassia e Cadidavid, oppure si può pensare a svilupparla verso Nogara, passando da Cerea, riaprendo Sanguinetto. Sulla direttiva Bologna-Verona, che passa da Nogara, si trovano le stazioni dismesse di Roncanova, Bonferraro e Pellegrina. Nel resto del territorio si possono valorizzare Porta Vescovo e San Martino Buon Albergo a Est, riaprire Parona e Pescantina in direzione Trento, Lugagnano verso Milano».

Nell’ambito di questo potenziamento va ripensato anche lo sviluppo del trasporto merci, dato che  sulla Bassa insistono alcune grandi realtà produttive che, in passato, si sono servite di treni merci: «C’erano due treni al giorno per trasportare lavatrici Smeg – ricorda La Paglia – e il servizio potrebbe essere utilizzato anche da Coca-Cola e Marcegaglia, sfruttando anche l’intermodalità e la logistica del Quadrante Europa per uno sviluppo produttivo organizzato e con una visione di futuro. Il trasporto non può più essere solo su gomma: dobbiamo liberare le nostre arterie sempre più intasate dall’enormità di tir in circolazione».

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