Dal 2021 ad oggi, innumerevoli sono state le truffe realizzate dal legale rappresentante e amministratore unico di una società italiana attiva nella fornitura di dispositivi contro le fuoriuscite di gas, arrestato nei giorni scorsi dai Carabinieri e ora agli arresti domiciliari. Sempre lo stesso il modus operandi con cui era riuscito a carpire, con artifizi e raggiri, la fiducia di tante persone anziane: presentare nell’abitazione delle proprie vittime, per lo più 80enni e 90enni, un suo incaricato che, qualificandosi come addetto ai contatori del gas, riusciva così ad introdursi all’interno delle dimore. A quel punto, con il pretesto di dover necessariamente installare dei nuovi apparecchi facendo riferimento a presunti lavori condominiali che ne richiedevano come obbligatorio l’intervento, l’addetto riusciva a far firmare un contratto intestato ad una ditta e chiedeva poi il pagamento immediato tramite Pos di una cifra ben precisa. Non solo, a quel punto il presunto addetto si faceva consegnare le carte bancomat e talvolta anche il Pin delle stesse, digitando indebitamente sul Pos cifre esageratamente superiori a quelle concordate, di cui le vittime si ravvedevano soltanto quando ricevevano la telefonata dalla propria banca perché il loro saldo era in negativo o quando ricevevano l’Sms di avvenuti prelievi di importi non riconosciuti, e quando ormai il truffatore si era già allontanato.
A seguito delle prime denunce presentate al Comando Stazione Carabinieri di Verona, sono iniziati gli accertamenti sulla ditta di rilevatori di gas per conto della quale venivano stipulati i verosimili contratti e in favore della quale erano stati eseguiti tutti i fraudolenti prelievi di denaro, il cui amministratore unico e legale rappresentante, un trentottenne italiano residente in provincia di Brescia, considerati i suoi precedenti specifici, non è risultato nuovo a truffe del genere. L’attività investigativa che ne è scaturita ha fatto emergere un chiaro quadro accusatorio nei confronti dell’arrestato, ritenuto responsabile di truffa in concorso aggravata dall’aver profittato dell’età avanzata delle proprie vittime e ha perciò permesso al G.I.P. del Tribunale di Verona di emettere la misura degli arresti domiciliari.