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13 Luglio 2024
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Verona, Benini (Pd): «Il caso Agsm dimostra che la maggioranza non c’è più. Sboarina si dimetta»

«Il caso Agsm dimostra che la maggioranza non c’è più. Sboarina si dimetta». Lo chiede senza mezzi termini Federico Benini, consigliere comunale e capogruppo del Pd a Palazzo Barbieri. «La retromarcia della Lega sulla fusione di Agsm con Aim e A2A, ora ufficializzata anche dalle dichiarazioni inequivocabili del segretario politico nonché assessore Nicolò Zavarise, secondo il quale in cda di Agsm il rappresentante in quota Lega non voterà mai per la fusione con A2A, conferma l’incapacità della maggioranza guidata dal sindaco Federico Sboarina di dare una direzione di sviluppo alle aziende veronesi e più in generale di dare un programma di governo alla città di Verona – accusa Benini -. Con quali presupposti politici e amministrativi il sindaco pensa di riuscire a portare a termine il suo mandato? Dal momento che Lega e Verona Domani gli hanno dichiarato apertamente guerra, l’unica cosa sensata da fare è di risparmiare alla città un quotidiano tiro al piccione che sprofonderebbe l’amministrazione in una sorta di palude politica. Dimettendosi».

«Evidentemente le rassicurazioni del sindaco nel consiglio comunale straordinario di un “sereno e imparziale” confronto tra le varie proposte di alleanze, oltre quella di A2A, non ha convinto nemmeno i principali alleati di governo – continua il consigliere -. Per quanto ci riguarda, come Pd ribadiamo la necessità di rafforzare la posizione di Agsm sul libero mercato attraverso una oculata politica di alleanze, da determinarsi alla luce del sole di una procedura ad evidenza pubblica. È tuttavia evidente da quanto dichiarato dallo stesso Zavarise che la frattura tra Lega e Verona Domani da una parte e il sindaco dall’altra parte, è ben più profonda e va al di là della sola questione di Agsm».

«Se fossimo nei panni di Sboarina, con metà della giunta e buona parte della maggioranza consiliare contro su tutte le decisioni strategiche più importanti; con la plateale bocciatura dell’unica operazione di una certa rilevanza partorita in tre anni dalla sua amministrazione, penseremmo seriamente alle dimissioni», conclude Benini.

 

 

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