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4 Dicembre 2021
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Verona, Bertucco sullo sciopero in Arena: «Non è scaricando la croce sui lavoratori che si riparte»

«Se il clima su Fondazione Arena resterà quello che assaporiamo oggi, con la grande maggioranza delle forze imprenditoriali e di quelle politiche di maggioranza unite e concordi nel gettare la croce sui lavoratori, è chiaro che l’ex ente lirico non farà più molta strada a Verona».

Lo dice Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune. commentando le reazioni arrivate alla conferma dello sciopero, ieri, da parte dei sindacati unitari che stasera farà saltare Aida in Arena. «I lavoratori la croce l’hanno già portata. Mentre una parte del mondo economico ed imprenditoriale fino a pochi anni fa sposava il progetto tosiano di liquidare la Fondazione Arena per mettere su una compagnia di giro, sono stati proprio i lavoratori a portare la croce del risanamento dei conti. Chi pertanto pontifica sulla direzione verso cui si dovrebbe “remare” oggi non sa di che cosa parla e farebbe meglio a tacere – attacca Bertucco -. Bisogna prendere atto che il “nuovo corso” delle relazioni sindacali annunciato da Sboarina nel 2017 ha tradito tutto le promesse perché ha finito con il portare ad un ulteriore arroccamento la dirigenza e il consiglio di indirizzo, determinando una situazione di “muro contro muro” non dissimile a quella degli anni tristi della gestione Tosi-Girondini».

«Se qualcuno all’interno della dirigenza della Fondazione Arena o del Consiglio di indirizzo non è in grado di interpretare il disagio dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che contestano gli investimenti a senso unico a favore della struttura burocratico-amministrativa della Fondazione Arena e a danno di quella operativa delle maestranze artistiche e tecniche, è meglio che cambi mestiere – continua Bertucco -. Questo è l’abc delle relazioni sindacali ed è solo grazie all’incapacità di chi dovrebbe essere addetto a questo aspetto che siamo arrivati fino a questo punto».

«Stupisce poi che nel mondo illuminato dell’imprenditoria veronese non si riconosca un grammo di ragione alla protesta dei lavoratori precari sottoposti al ricatto di dover rinunciare ai propri diritti pur di continuare a lavorare – conclude il consigliere comunale -. Se questa è la ripartenza che una parte della città vuole, sappia che c’è un’altra parte di città che la respinge».

 

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