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26 Gennaio 2023
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Verona, La Paglia (Pd): «Il congresso sull’“Orgoglio omofobo” costerà più di 200 mila euro ai cittadini»

Il consigliere comunale Elisa La Paglia

«A quanto ammonta il conto della discriminazione?». Lo chiede con un’interrogazione al sindaco Federico Sboarina, la consigliera comunale del Pd, Elisa La Paglia.

«Il Palazzo della Gran Guardia messo a disposizione gratuitamente per sei giorni, dal 27 marzo al 1° aprile, comprensivo di servizi di allestimento, disallestimento, pulizia straordinaria delle vetrate e del loggiato, posizionamento pannelli giganti, fornitura gratuita di 450 sedie, 120 poltroncine di cuoio, transenne, pedane… persino le piante d’arredo e la corrente elettrica. E inoltre: affissioni murali di poster giganti a carico del Comune; servizio d’ordine gratuito della Polizia Municipale per la marcia di domenica 31 marzo; due palchi in piazza Bra e piazza dei Signori; esenzione dai pass ztl bus; tutte le autorizzazioni gratuite. È solo parte dell’elenco di patrimonio e servizi che il Comune di Verona ha messo a disposizione per la coorganizzazione del discusso Congresso mondiale delle Famiglie che si terrà a fine marzo – sottolinea la consigliera del Pd -. Considerato che soltanto il mancato guadagno per la Gran Guardia, stando alle tabelle ufficiali, ammonta a 58.557 euro, e che altri 10 mila euro circa potrebbe costare la gratuità della sosta e dei pass bus, alla fine della fiera la festa dell’orgoglio omofobo e misogino voluta dal sindaco Sboarina e dal ministro Fontana potrebbe costare ai cittadini veronesi più di 200 mila euro. A tale proposito ho depositato un’interrogazione al sindaci per avere la stima esatta dagli uffici comunali di queste spese».

«Soldi e risorse buttate nell’illusione di ripristinare l’ordine sociale patriarcale riportando indietro l’orologio della storia rispetto ai processi di emancipazione e di conquista dei diritti che sono già realtà – conclude La Paglia -. Altro che orgoglio omofobo, il 2019 dovrebbe essere l’anno in cui si festeggiano i cento anni dell’abolizione dell’istituto dell’autorizzazione maritale. Inserito nel codice civile italiano del 1865 e abolito nel 1919, limitava i diritti patrimoniali e la libertà di lavorare delle donne. Questo convegno strizza l’occhio agli strati più arretrati e reazionari della società, dando fiato a false credenze e tesi antiscientifiche, come hanno dimostrato molti docenti dell’Università di Verona, con l’effetto di aumentare le discriminazioni e incentivare gli atteggiamenti di ostilità e violenza nei confronti dei soggetti che verranno messi alla berlina durante il convegno».

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