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5 Ottobre 2022
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Verona, l’ndrangheta a Sommacampagna dal 1981: lo dice l’operazione dei Ros dei Carabinieri

«Una strutturata consorteria ‘ndranghetistica stanziata a Sommacampagna almeno dal 1981, riconducibile alle famiglie “Gerace-Albanese-Napoli-Versace”, originarie della piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) e con ramificazioni tra Villafranca, Valeggio sul Mincio, Lazise e Isola della Scala». È quanto affermano i Carabinieri del Ros, il Reparto operativo speciale dell’Arma, che oggi all’alba, in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Calabria, con il supporto delle Compagnie dei Carabinieri del territorio, hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Venezia, su richiesta della locale Divisione distrettuale antimafia, nei confronti di oltre 130 indagati, con 33 arresti, accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, con le aggravanti mafiose.

I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2013, anche a riscontro delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, per ricostruire un traffico di stupefacenti diretto verso il Veneto, successivamente ampliata per accertare l’eventuale presenza nella regione di strutture di ‘ndrangheta. «Le indagini hanno consentito di individuare gravi elementi di responsabilità in ordine ad una strutturata consorteria ‘ndranghetistica stanziata a Sommacampagna almeno dal 1981, riconducibile alle famiglie “Gerace-Albanese-Napoli-Versace”, con ramificazioni in diversi comuni del Veronese (Villafranca, Valeggio sul Mincio, Lazise e Isola della Scala). In particolare è stato possibile fare emergere importanti elementi di responsabilità partecipativa alla struttura ‘ndranghetista con articolata divisione dei compiti all’interno del sodalizio, nonché la sua costante connessione con il “Crimine di Polsi” in Calabria, confermando ulteriormente il carattere unitario della ‘ndrangheta», recita il comunicato dei Ros.

Le indagini hanno anche evidenziato concreti e puntuali elementi di pervicace capacità di intimidazione e conseguente assoggettamento delle vittime, realizzato attraverso la commissione, nel tempo, di un sistematico e rilevante numero di reati (in particolare estorsioni ed usura), acclarando anche la realizzazione di un vorticoso giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti. Inoltre sono stati documentati diversi episodi di riciclaggio, commessi attraverso società di cui i formali titolari si servivano, avvalendosi anche della mafiosità dei loro interlocutori, per trarre un personale tornaconto.

«Dal quadro emerso dalle indagini è possibile ipotizzare, sulla base dei concreti elementi acquisiti, la capacità della consorteria di acquisire, direttamente o indirettamente, la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori (in particolare costruzioni edili e movimento terra, impiantistica civile ed industriale, servizi di pulizia e di affissione della cartellonistica pubblicitaria, commercio di autovetture e materiali ferrosi, nonché trasporti su gomma) anche in collegamento con soggetti contigui alla cosca “Grande Aracri” di Cutro (Crotone) stanziali nella provincia di Verona – dicono i Ros – . Infine, gravi elementi sono emersi in ordine alla gestione, da parte dei sodali, di un traffico di stupefacenti, sviluppato nel veronese attraverso due canali di approvvigionamento: uno in Calabria e l’altro facente capo ad appartenenti a gruppi criminali albanesi e sloveni. Nel corso delle attività, sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina e marijuana.

A Sommacampagna, l’operazione ha visto alcuni arresti di persone collegate alla famiglia Giardino, già interessati ad un’operazione della Direzione distrettuale antimafia ai primi di giugno che ha svelato la presenza a Verona di un gruppo locale di ‘Ndrangheta riconducibile proprio ad alcuni componenti delle famiglie Giardino, collegati alla cosca Arena-Nicoscia, e Mercurio. Quell’operazione vide coinvolti anche l’ex presidente di Amia, Andrea Miglioranzi, oggi ancora ai domiciliari, l’allora direttore generale Ennio Cozzolotto (per il quale è poi decaduta la misura detentiva ai domiciliari sostituita con l’interdittiva a ricoprire ruoli in pubblici uffici), oltre a diversi esponenti delle famiglie Giardino e Mercurio e loro sodali.

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