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24 Febbraio 2024
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Verona, presentata la campagna del Pd Veneto sulla petizione “Prima è Salute”

Il Partito Democratico lancia in Veneto la petizione “Prima è Salute”. Il sistema sanitario Veneto sta conoscendo un rapido declino proprio nel momento in cui, dopo la fase acuta del Covid, ci sarebbe bisogno di nuovo slancio. Fioccano promesse contro le liste di attesa, il sovraffollamento dei Pronto soccorso, il fenomeno dei medici a gettone, la desertificazione dei servizi territoriali, ma i numeri parlano chiaro: nel 2022 in Veneto su 29 milioni di prescrizioni mediche (ricette) la Regione è riuscita ad erogare solo 16 milioni di prestazioni, 1 milione in meno rispetto al 2019. Significa che quasi un cittadino veneto su due non riesce ad avere tempestivo accesso alla sanità pubblica ed è quindi costretto a rinunciare alle cure oppure a rivolgersi al settore privato, pagando di tasca propria per superare i tempi infiniti delle liste d’attesa.

Parte da questi dati drammatici la campagna straordinaria del Partito democratico, coordinata a livello regionale, per chiedere alla Regione di abbattere i tempi di attesa, potenziare i servizi territoriali e contrastare la fuga di medici e infermieri dal servizio pubblico. Da oggi fino alle prossime settimane sarà sottoscrivibile nei circoli, ai banchetti e anche online all’indirizzo http://www.pdveneto.com/prima-è-salute una petizione che ha a cuore tutte le criticità della sanità pubblica, compreso l’aspetto della salute mentale.

Si insiste in particolare sulla piena attuazione del decreto legislativo 124/1998, riguardante il “sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni”, il quale sancisce il diritto del paziente a ricevere la prestazione sanitaria nei termini previsti dalla prescrizione medica. Se il Cup non è in grado di dare un appuntamento nei tempi corretti, il cittadino ha il diritto di rivolgersi all’azienda sanitaria ed ottenere l’erogazione della prestazione in regime di attività medica intramuraria sostenendo soltanto il costo del ticket, oppure ricevendo il rimborso della prestazione. La Regione ha recepito la normativa nazionale, ma di fatto non è stata ad oggi attuata.

«Dopo il Covid sul fronte salute mentale sono cresciute le necessità soprattutto tra i giovani, ma i servizi sono stati ridimensionati e il Veneto resta tra le regioni che investono meno – spiega Anna Maria Bigon (nella foto), consigliera regionale Pd e vicepresidente della Commissione regionale Sanità -. È di fondamentale importanza intercettare il disagio psichico quando è agli esordi, ma le visite vengono vengono fissate a mesi di distanza e la presa in carico avviene quasi sempre a pagamento. Chiediamo che i servizi per la salute mentale siano potenziati, dedicando ad essi il 5% del fondo sanitario e che venga istituita la figura dello psicologo di base».

«Oltre alla tasse che già si pagano, ogni abitante del Veneto nel 2022 ha dovuto sborsare in media 730 euro per garantirsi l’accesso alla diagnostica e alle cure – dichiara il segretario provinciale Pd di Verona, Franco Bonfante -. Dopo Lombardia e Lazio la nostra è la terza regione italiana per spesa sanitaria nel privato. E’ esperienza comune di ciascun cittadino e cittadina sentirsi offrire una prestazione sanitaria a pagamento a 5 o 10 giorni quando in regime istituzionale bisogna attendere tre, sei, nove mesi o più. Occorre intervenire su questa deriva che mina le basi stesse del sistema sociale».

«L’ultima infornata di corsisti, lo scorso dicembre, non ha risolto il problema della carenza dei medici di base: i cittadini veronesi scoperti da questo fondamentale servizio si contano ancora nell’ordine delle decine di migliaia – aggiunge Vincenzo Tinelli, medico e componente della Direzione provinciale del Pd -. Nei Pronto soccorso e in molti reparti degli ospedali dell’Ulss sono sempre più utilizzati i servizi delle cooperative di medici, senza risolvere le carenze degli organici ospedalieri. Non si possono chiedere continui sacrifici al personale medico e infermieristico. Le criticità vanno affrontate e tra queste c’è anche la sfida di rendere il servizio pubblico nuovamente attraente alle nuove leve delle professioni mediche».

 

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