Domani, 25 giugno, dalle 14.30 si svolgerà un presidio sulle scalinate di palazzo Barbieri delle educatrici e delle insegnanti del Comune di Verona per dire basta alla dissennata gestione del personale dei nidi e delle scuole dell’infanzia che mette sempre più a rischio la qualità del servizio nel settore Zerosei favorendo la sistematica precarizzazione del lavoro. Avrebbe dovuto trattarsi una assemblea-presidio, ma l’amministrazione comunale, per la prima volta, non solo dall’inizio di questo mandato, ma di tutti gli ultimi mandati, compresi quelli di Tosi e Sboarina, ha incredibilmente negato l’assemblea.
Nel confermare lo svolgimento del presidio, il sindacato Fp Cgil sottolinea che «questo passaggio conferma una volta di più che ogni tentativo di instaurare serie relazioni sindacali viene costantemente sabotato da parte della dirigenza e dell’assessorato che continuano a sottrarsi al confronto. Non rispondono alle molte richieste presentate. Si trincerano dietro a numeri e dati parziali, che nascondono le reali necessità del settore. L’adozione di misure emergenziali a spot manifesta ogni giorno di più la volontà di usare rapporti precari anziché risolvere problematiche strutturali. Inoltre la comunicazione con il personale e le organizzazioni sindacali ormai passa solo attraverso i giornali e le delibere andando verso una gestione del servizio sempre di più somigliante ad una logica di razionalizzazione aziendale».
Dopo aver proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale Zerosei, Fp Cgil rende nota l’apertura dello stato di agitazione anche delle coordinatrici pedagogiche che denunciano l’insostenibilità di una organizzazione del lavoro che impedisce loro di dedicarsi ai propri compiti professionali e le costringe a rincorrere le emergenze quotidiane, alimentate da una gestione che non tiene conto delle reali esigenze delle lavoratrici, dei bambini e delle famiglie.
«Non va meglio nelle scuole dell’infanzia, dove il Comune vanta addirittura un esubero di personale, omettendo di dire che tale presunta eccedenza è necessaria per la copertura dei bambini con disabilità e Bisogni Educativi Speciali (BES) – accusa il sindacato -. La realtà è che, per risparmiare sulle supplenti, l’amministrazione usa le maestre di sostegno come “tappabuchi” per coprire le assenze ordinarie, smantellando il diritto all’inclusione dei più piccoli e costringendo spesso il personale supplente a straordinari e doppi turni insostenibili che spingono le precarie alla fuga».






