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29 Novembre 2020
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Verona, protesta degli infermieri del reparto Covid di Borgo Trento esclusi dall’accordo regionale

Domani la protesta degli infermieri del reparto Covid di Borgo Trento davanti alla Prefettura perché esclusi dall’accordo COVID-19 finanziato dalla Regione Veneto che prevede il riconoscimento di un integrativo per chi ha affrontato e sta affrontando l’emergenza pandemica. A portare il caso alla ribalta è la segretaria della Uil funzione pubblica di Verona, che si è subito schierata dalla parte del personale della Neurochirurgia Terapia Intensiva 2 B dell’ospedale di Borgo Trento di Verona rimasto escluso dall’accordo COVID-19 finanziato dalla Regione Veneto, mentre doveva esserne incluso per l’impegno profuso nel momento di massima emergenza primaverile. Medici e infermieri, infatti, sono stati coinvolti in prima linea per intubare i pazienti in crisi respiratoria direttamente nei vari reparti, insegnando ad altro personale il lavoro in urgenza, allestendo le nuove terapie intensive per il Covid-19.

«Quando ne siamo venuti a conoscenza nel mese di agosto, perché alcuni lavoratori si erano rivolti al gruppo aziendale della Uil Fpl, abbiamo immediatamente scritto all’azienda chiedendo di incontrarci per risolvere la questione, come peraltro previsto nell’accordo stesso, ma nessun riscontro è arrivato dal direttore generale Francesco Cobello – spiega il segretario generale della Uil Fpl di Verona, Stefano Gottardi -. Nell’ultima assemblea, il personale della Neurochirurgia TI 2B ha ribadito la convinzione di dovere essere inserito nell’accordo, di non accettare il silenzio dell’azienda ospedaliera, di voler ottenere giustizia. Per questo motivo abbiamo proclamato lo stato di agitazione e martedì 27 ottobre saremo con un presidio davanti alla Prefettura di Verona per chiedere di destinare i 57 mila euro di risorse residue dell’accordo alla modifica dello stesso per destinarli ai 63 infermieri che operano nel reparto. Per i lavoratori che sono, o a breve saranno nuovamente sottoposti allo stress dell’emergenza pandemica è una questione di giustizia e non meramente economica; chi ha atteso e non ha dato risposta ha generato ancora un conflitto che sarebbe stato possibile evitare in questo difficile momento».

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