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25 Luglio 2024
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Verona, sequestrati dalla Finanza 6,5 milioni al patron dell’Hellas, Maurizio Setti

Sequestrati dalla Guardia di Finanza 6,5 milioni di euro al presidente dell’Hellas VeronaMaurizio Setti, indagato dalla Procura di Bologna per appropriazione indebita e autoriciclaggio. Avrebbe sottratto i fondi dalle casse della società sportiva per salvare dal fallimento altre sue due aziende.

Il provvedimento firmato dal Gip Sandro Pecorella è stato eseguito questa mattina dai militari della Guardia di finanza di Bologna. L’imprenditore, originario di Carpi, è indagato a seguito di una complessa indagine avviata dalla Guardia di finanza alla fine del 2020 e coordinata dai pm bolognesi Francesco Caleca (Procuratore aggiunto) ed Elena Caruso (sostituto procuratore).

Gli esiti dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Caleca e dalla pm Elena Caruso, sono stati presentati sempre oggi in conferenza stampa a Bologna dal procuratore capo Giuseppe Amato e dal generale Gianluca Filippi, comandante provinciale delle Fiamme gialle bolognesi. Tutto è nato dalle verifiche del nucleo di polizia economica finanziaria su due società bolognesi rientranti nella catena di controllo del Verona, nei confronti delle quali c’erano state sentenze di fallimento successivamente revocate, all’inizio del 2021, dopo un reclamo.

L’accusa è che sia anche messa in atto dal patron dell’Hellas un’operazione di maquillage contabile con cui l’imprenditore modenese avrebbe cercato di nascondere l’origine delle somme di cui si era appropriato. Appunto i 6,5 milioni oggetto oggi di sequestro preventivo. Setti, secondo le indagini, avrebbe indicato in diversi documenti bancari e contabili la provenienza dei soldi da una distribuzione di dividendi, sebbene si trattasse, in realtà, di una disponibilità finanziaria accantonata in bilancio quale «riserva di versamenti soci in conto futuro aumento di capitale», di per sé non distribuibile.

È emerso che la partecipazione delle due società nell’Hellas era stata oggetto, nel corso degli anni, di cessioni infragruppo e rivalutazioni, anche grazie al coinvolgimento di società estere, che ne avrebbero strumentalmente e ingiustificatamente incrementato il valore. Nell’indagine non risultano coinvolte aziende del tessile, altro settore di attività dell’imprenditore, legato alla griffe di Manila Grace.

 

 

 

 

 

 

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