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6 Ottobre 2026
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Verona, trapiantato il cuore ad una lattante di 11 mesi a Borgo Trento

Intervento senza precedenti all’ospedale di Borgo Trento di Verona: il 24 febbraio è stato trapiantato il cuore su una bambina di soli 11 mesi e 8 chili. Il primo di questo genere che viene fatto a Verona e fra i pochi in Italia.

«Non deve mai venire meno la fiducia nella capacità trapiantologica della sanità italiana, alla quale concorrono professionalità di altissimo livello, dal Centro trapianti nazionale fino alle strutture operative», ha detto ieri il direttore dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, Callisto Marco Bravi, durante la conferenza stampa che ha reso noto l’eccezionale intervento eseguito, in sole 4 ore, a Borgo Trento dall’équipe cardiochirurgica guidata dal professor Giovani Battista Luciani, rispondendo a una domanda sulla tragedia, invece, accaduta al Monaldi di Napoli.

La bimba, chiamata Cecilia con un nome di fantasia, è stata estubata proprio ieri mattina e ha un’assistenza meno invasiva nel reparto di Terapia intensiva Cardio toraco vascolare, diretta dal professor Leonardo Gottin, dove rimarrà ancora qualche settimana, prima di essere trasferita alle degenze pediatriche per la stabilizzazione della terapia farmacologica.

La piccola lattante à stata ricoverata in Terapia intensiva neonatale all’ospedale veronese da quando è nata, affetta da una cardiomiopatia, e stava rischiando la vita, attaccata da settembre al “Berlin heart”, un’apparecchiatura di assistenza ventricolare. Così, la bimba in questi mesi è cresciuta di peso in attesa dell’organo per il trapianto. Cecilia (nome di fantasia)

«La paziente è nata con una forte aritmia incompatibile con la vita e per questo motivo è stata subito portata all’ospedale di Borgo Trento, prima in osservazione e poi per un’assistenza temporanea nella speranza che la frequenza cardiaca si assestasse, come spesso accade nei neonati – racconta il professor Luciani -. Invece, il decorso clinico è rimasto sempre ai limiti della criticità. Fino alla scoperta che la sua cardiopatia era dovuta alla mutazione genetica di una proteina cardiaca. Per quasi sette mesi la bambina ha affrontato un lungo decorso in Terapia intensiva, supportata dal dispositivo Berlin Heart, in attesa della chiamata per il trapianto».

In Italia il numero di trapianti cardiaci in età pediatrica, soprattutto sotto i 10 chili di peso, quindi in neonati e lattanti, è molto limitato, principalmente per la carenza di donatori, e per questo l’attesa è stata particolarmente lunga. «Quattro giorni fa si è reso disponibile un donatore idoneo e abbiamo potuto avviare il programma di trapianto cardiaco che è stato deciso come intervento salvavita», riprende Luciani.

La notizia della disponibilità di un cuore compatibile è arrivata a Borgo Trento nella notte fra il 23 e il 24 febbraio e subito l’équipe cardiochirurgica veronese è partita per effettuare il prelievo dell’organo. Tornata nelle sale operatorie di Borgo Trento ha effettuato l’intervento togliendo il Belin heart e impiantando il cuore nuovo a Cecilia.
L’Unità operativa complessa di Cardiochirurgia di Verona è dal 1994 attiva nei trapianti di cuore e con 35 interventi nel 2025 è stato il centro con più alto numero nel Nord Italia. La trapiantologia pediatrica è iniziata 4 anni fa e finora sono 8 i piccoli pazienti trapiantati e 4 in attesa dell’organo.

All’intervento del 24 febbraio hanno preso parte i cardio chirurghi Livio San Biagio, responsabile Trapianti, e Antonella Galeone; il professor Leonardo Gottin, direttore Terapia intensiva Cardio toraco vascolare con gli anestesisti rianimatori dott Bruno Dal Corso e dott Alessandro Russo.

«La bambina è stata seguita affrontando tutte le problematiche tipiche di questi pazienti, in particolare le complicanze emocoagulative, la gestione della funzione renale e l’assistenza intensiva post-trapianto – sottolinea il professor Gottin -. Dopo l’intervento, eseguito dai cardiochirurghi, la piccola è rientrata in Terapia intensiva, dove si trova tuttora e dove prosegue il percorso di cure fino al raggiungimento di un adeguato grado di stabilizzazione. Attualmente pesa circa 8 kg, è sedata ma estubata e interagisce con l’ambiente in modo adeguato alla sua età».

«Una volta concluso il percorso in Terapia intensiva, la bambina verrà trasferita in area pediatrica per continuare a monitorare i livelli degli immunosoppressori, gli esami strumentali, l’ecocardiogramma e tutti i parametri clinici. Quando il quadro sarà stabilizzato, potrà essere dimessa a domicilio», precisa il dottor San Biagio.

«Quella della piccola paziente è una storia particolarmente lunga che ci ha molto coinvolti. In casi tanto complessi come questo, grazie alle eccellenze presenti in azienda siamo certi di aver garantito la massima qualità e precisione delle cure», conclude il professor Luciani.

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