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1 Dicembre 2020
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Verona, consiglio comunale infuocato dopo le accuse del sindaco alla Lega per l’ennesimo no alla fusione Agsm-Aim-A2A

È una crepa che rischia di far crollare l’intera maggioranza di centro destra che dal 2017 è alla guida di Verona con sindaco Federico Sboarina. La picconata, l’ennesima sul percorso portato avanti dal primo cittadino per la fusione tra Agsm Verona, Aim Vicenza ed A2A Milano come partner commerciale, l’ha data la Lega l’altra sera. È accaduto nel consiglio di amministrazione della municipalizzata del gas e dell’energia, dove il Carroccio, rappresentato da Francesca Vanzo, ha votato assieme a Mirco Caliari di Verona Domani e, soprattutto, a Stefania Sartori del Pd, contro il piano del presidente di Agsm, Daniele Finocchiaro, tecnico legato al mondo industriale voluto da Sboarina, sostenuto dal solo consigliere Enrico De Santis (ingegnere nominato dal sindaco). A Finocchiaro non è rimasto altro che rinviare tutto a venerdì, ripassando la palla alla politica e quindi al sindaco. E stasera a Verona, c’è consiglio comunale.

Un primo cittadino che ieri era “furente”: «La Lega adesso deve spiegare, non a me, ma ai 2000 dipendenti di Agsm ed all’intera città, perché ha cambiato idea su un progetto che ritengo fondamentale per il futuro dei veronesi – continuava a ripetere Sboarina -. Non si capisce come mai si cambi idea su un percorso che è stato condiviso alla partenza, visto che nel consiglio d’amministrazione del 20 dicembre che ha approvato il via all’analisi di fattibilità della fusione con A2A, la Lega ha votato a favore». Ma non solo. «Qui ci sono delle chiare responsabilità politiche, ed anche giuridico-economiche – ha alzato i toni il sindaco – perché per realizzare questo piano di accordo con Aim ed A2A sono stati spesi dei soldi dei cittadini».

Una spiegazione che, però, dovrà cercare di dare al consiglio comunale, convocato per questa sera, proprio il sindaco, visto che ieri il consigliere comunale Michele Bertucco di Verona e Sinistra in Comune ha presentato una domanda di attualità al primo cittadino sulla vicenda: «Dal cda di Agsm emerge che una maggioranza non c’è più, ciascuna delle forze politiche va per la propria strada e le indicazioni del sindaco e del presidente di Agsm rimangono lettera morta».

Ma c’è chi fa notare che il nodo Agsm, seppur importante, è solo uno dei motivi delle frizioni che da mesi scuotono l’amministrazione, e soprattutto la Lega, partito di maggioranza relativa con 8 consiglieri e 5 assessori. C’è stato il caso del progetto del nuovo stadio, su cui il Carroccio ha chiesto chiarimenti e assicurazioni su investitori e finanziamenti; la gestione dei cantieri del filobus con vie importanti bloccate per mesi senza che andassero avanti i lavori; il rimpasto della giunta che non arriva a compimento.

Insomma, l’aria di crisi politica c’è tutta. E se il Carroccio non ha ancora tirato i remi in barca la ragione potrebbe essere una sola: manca il candidato a sindaco, anzi bisogna convincerlo. E che la voglia di elezioni anticipate, magari già a settembre con le Regionali, sia forte l’ha capito prima di tutto l’ex primo cittadino Flavio Tosi, oggi consigliere comunale d’opposizione, che nei giorni scorsi ha annunciato di essere deciso a ricandidarsi alla poltrona di sindaco, nonostante risulti indagato nella mega inchiesta della Procura distrettuale antimafia di Venezia sull’Ndrangheta a Verona. Inchiesta che ai primi di giugno ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, di Andrea Miglioranzi, l’ex presidente dell’altra municipalizzata scaligera, l’Amia che si occupa di igiene ambientale, controllata al 100% da Agsm.

Nel 2017 Sboarina (politicamente vicino a Fratelli d’Italia) è diventato sindaco battendo al ballottaggio (58,11%) proprio la senatrice Patrizia Bisinella, la compagnia di Tosi (allora non ricandidabile dopo due mandati consecutivi) che aveva messo in piedi 7 civiche a suo sostegno.

Massimo Rossignati

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