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23 Gennaio 2021
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Villafranca, con 10 tra medici e infermieri infettati a rischio l’ospedale Covid

Con 4 pneumologi su 6 infettati dal Coronavirus, più almeno 6 infermieri a casa con sintomi, a Verona rischia di non poter essere trasformato in centro Covid l’ospedale Magalini di Villafranca. A dare la notizia oggi è stato lo stesso presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: «All’ospedale di Villafranca abbiamo 4 pneumologi su 6 infettati dal Covid. È chiaro che così è difficile farlo partire come ospedale Covid».

Una vicenda che diventa però subito un caso regionale con i rappresentanti sindacali di medici ed infermieri che accusano: «Sono passati 5 mesi dalla prima emergenza ma ancora una volta si arriva a fare i piani all’ultimo minuto, senza risorse e personale», afferma Sonia Todesco della Cgil. «Manca una cabina di regia regionale, con Ulss, aziende ospedaliere, ospedali privati parificati che vanno in ordine sparso e spesso si “rubano” professionalità – gli fa eco Marco Bognin, segretario organizzativo della Funzione Pubblica della Uil di Verona -. E questo vale soprattutto per la gestione del personale. Dopo 10 anni in cui non si sono fatte assunzioni mentre medici e primari andavano in pensione, l’Azienda Zero è partita con dei concorsi che termineranno a fine novembre».

«Tornando al caso di Villafranca, è dalla fine della settimana scorsa che questi 4 medici sono a casa in malattia perché risultati positivi al Covid – sottolinea Bognin-. E questo accade proprio mentre l’Ulss 9 si preparava a trasformare in centro Covid l’ospedale Magalini, come accaduto nella prima ondata della pandemia tra marzo e aprile. Sappiamo che l’operazione in realtà è già partita, anche se non c’è ancora un documento ufficiale dell’Ulss, visti gli spostamenti di medici da altri reparti a quello Covid».

Oggi l’ospedale di Villafranca opera in parallelo con una terapia intensiva Covid da 3 posti letto ufficiali, tutti occupati da giorni, ed altri non Covid che, però, in caso di necessità possono essere trasformati in Covid. «In realtà è quello che sta già accadendo . riprende Bognin – anche perché dal piano regionale, raggiunti i 120 posti letto in Veneto di terapia intensiva Covid scatta il cosiddetto semaforo giallo, che vuol dire che Ulss ed Aziende Ospedaliere devono prepararsi al peggio. A 150 posti letto Covid scatta il rosso e nel piano Villafranca deve diventare tutto centro Covid, interrompendo il resto dell’attività».

Il problema, ora, è il personale per mandarlo avanti l’ospedale Covid. Oggi, solo Pneumologia ha 41 ricoverati, dei quali 32 in reparto e 9 in terapia intensiva, compresi quello colpiti dal virus. E la storia non riguarda solo Verona: «In Veneto abbiamo 82 medici infettati», ha detto sempre Zaia, difendendosi: «Non è una tragedia ma bisogna fare più attenzione».

«Zaia doveva aggiungere che ci sono anche 450 tra infermieri ed Operatori socio sanitari colpiti dal Covid e quindi a casa, o addirittura ricoverati, in tutta la Regione – conclude Todesco -. Quindi siamo in doppia emergenza in una fase veramente critica perché dalla scorsa settimana medici ed operatori dicono che l’arrivo di ammalati con sintomi Covid è in forte crescita. In teoria l’ospedale di Villafranca può arrivare a 20 posti letto di terapia intensiva Covid ed altrettanti di subintensiva. Basta che ci siano medici ed infermieri per mandarli avanti».

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