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9 Ottobre 2026
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Vino, dai dati del Trittico Vitivinicolo Veneto una produzione in calo con le uve rosse di Verona le più colpite dalla crisi idrica

Tra caldo anomalo e stress idrico, la viticoltura regionale resiste: la vendemmia 2026 in Veneto si prospetta sui quantitativi dello scorso anno, seppur con qualche ribasso localizzato. Con Verona la più colpita, dove si prevedono diminuzioni comprese mediamente tra il 5% e il 10%, con punte del 10-12% per le principali varietà rosse veronesi (Corvina, Corvinone e Rondinella), particolarmente sensibili agli effetti della carenza idrica.

È quanto emerso dal secondo incontro della 52° edizione del Trittico Vitivinicolo Veneto, tenutosi questa mattina, venerdì 7 agosto, in modalità online, con la partecipazione dell’Assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond e del direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner.

L’evento, organizzato da Regione del Veneto e Veneto Agricoltura in collaborazione con CREA e ARPAV, ha fornito agli operatori del settore un quadro previsionale sulla precoce vendemmia del 2026, al via in questo inizio di agosto con almeno 8-10 giorni di anticipo rispetto alla norma.

«Nonostante le elevate temperature, la diffusa carenza idrica e l’anticipo della raccolta – ha dichiarato l’assessore all’Agricoltura del Veneto, Dario Bond -, la vendemmia 2026 si conferma sostanzialmente sui livelli dello scorso anno, con una qualità delle uve prevista da buona a ottima. È un risultato che premia la capacità di adattamento delle aziende vitivinicole venete e conferma la solidità di un comparto che rappresenta una delle principali eccellenze dell’agricoltura regionale».

«I dati emersi evidenziano anche quanto sia strategico continuare ad investire nella gestione della risorsa idrica, nell’innovazione e nel trasferimento delle conoscenze alle imprese, per rafforzare la resilienza del settore di fronte agli effetti del cambiamento climatico – ha concluso Bond -. La collaborazione tra Regione del Veneto, Veneto Agricoltura, CREA e ARPAV rappresenta un valore fondamentale per mettere a disposizione del comparto strumenti, analisi e competenze utili a sostenere la competitività delle nostre produzioni».

«Il secondo incontro del Trittico Vitivinicolo, dedicato alle previsioni sulla vendemmia 2026 – ha commentato il direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner – si inserisce in un percorso di approfondimento che, partendo dal Veneto, ha esteso l’analisi alle principali aree vitivinicole italiane, fino ai più significativi contesti produttivi di Francia e Spagna. Un’occasione di confronto qualificato per analizzare le prospettive del comparto vitivinicolo e le sfide che attendono, più in generale, il settore agricolo».

Le stime del Veneto, presentate durante l’incontro e contenute nel report previsionale sulla vendemmia 2026 redatto dall’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura, evidenziano la tenuta dei vitigni regionali, nonostante un’annata fin troppo asciutta dal punto di vista climatico: rispetto al 2025, quando sono stati raccolti circa 14,7 milioni quintali di uva, la produzione regionale è attesa stabile o in lieve diminuzione.

Nel 2026, infatti, le elevate temperature e la siccità hanno giocato un ruolo decisivo, causando, oltre che l’inizio anticipato della vendemmia, anche un diffuso stress idrico, che ha influenzato in maniera negativa le rese, parzialmente compensate dal lieve incremento delle superfici entrate in produzione (+0,5%).

In questo contesto, segnato meteorologicamente pure da eventi grandinigeni intensi ma comunque circoscritti, emerge un quadro piuttosto articolato, con differenze significative tra una provincia e l’altra.

Padova e Rovigo, grazie alla considerevole disponibilità di irrigazione, risultano le meno intaccate dagli stress idrici e stimano produzioni in linea con quelle del 2025 o in leggera crescita, con incrementi fino al 10% per alcune varietà (Merlot e Chardonnay su tutte).

Anche Venezia sembra aver ben sopportato le conseguenze del caldo estremo, che ha determinato riduzioni tra l’1 e il 3% per Pinot Grigio e Chardonnay, controbilanciate però dalle risalite di Merlot e Cabernet (+3%).

Alzando lo sguardo a Belluno, le proiezioni, su cui pesano alcune massicce grandinate, lasciano intravedere soltanto un -1%, ma i ribassi più significativi toccano a Treviso, Vicenza e Verona, dove si prevedono diminuzioni comprese mediamente tra il 5% e il 10%, con punte del 10-12% per le principali varietà rosse veronesi (Corvina, Corvinone e Rondinella), particolarmente sensibili agli effetti della carenza idrica.

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