Infortunio mortale sul lavoro a Santa Maria di Zevio. Ieri, 28 settembre, un imprenditore artigiano di 42 anni, Andrea Baraldo, titolare della Torneria DueB, è morto a causa dello schiacciamento della testa mentre era al lavoro ad un tornio. L’incidente è avvenuto in via Apollo e a dare l’allarme è stato il padre Daniele che ha trovato il figlio esamine. L’imprenditore viveva ad Albaredo d’Adige, era sposato e aveva due figli piccoli.
«Basta tragedie annunciate, serve una vera cultura della prevenzione – dice Giampaolo Veghini, segretario generale Cisl Verona -. Attendiamo che Spisal, Ispettorato del lavoro e Autorità giudiziaria accertino dinamica e responsabilità, e chiediamo che le verifiche siano rapide e trasparenti. Una cosa però è già chiara: non è accettabile morire di lavoro. È necessario che il modello di sviluppo economico territoriale metta al centro il principio che un’azienda sicura è anche più produttiva e competitiva. Non si deve mai accettare il compromesso o il ricatto tra vita e reddito, o tra salute e lavoro. La sicurezza non è un costo né un optional normativo, ma una priorità reale, fondata su investimenti concreti nell’organizzazione del lavoro, nella manutenzione dei macchinari e nella formazione continua, soprattutto per giovani e neoassunti».
«Di fronte a questa nuova tragedia è possibile esprimere solo un profondo sdegno e la vicinanza ai familiari delle vittime – dichiara Raffaello Fasoli, della segreteria della Cgil di Verona -. L’Inail conferma che c’è un’emergenza quotidiana spaventosa, visto che nei primi sette mesi dell’anno ci sono state, mediamente, 41 denunce di infortunio al giorno nella nostra provincia. Le norme di sicurezza e la tutela della salute devono venire prima di qualsiasi logica di produzione».






