«Il calo degli investimenti in prevenzione rappresenta un grave arretramento culturale prima ancora che sanitario, perché sappiamo bene che senza prevenzione aumentano i costi sociali, economici e umani nel medio e lungo periodo».
A dirlo è Anna Maria Bigon, consigliere regionale del Pd, commentando la prima riunione tenuta oggi, 21 gennaio, della nuova Commissione Sanità e Sociale della Regione Veneto. «L’esame della Relazione socio-sanitaria della Regione Veneto fotografa una situazione che non può lasciarci indifferenti – spiega Bigon -. Preoccupa l’alta percentuale di accessi al Pronto soccorso classificati come codici bianchi, un dato ormai strutturale e in continuità con gli anni scorsi, che segnala l’assenza di una reale integrazione tra territorio, medicina di base e servizi di prossimità. Il Pronto soccorso continua a essere utilizzato come risposta impropria a bisogni che dovrebbero trovare soluzione altrove».
«A questo si aggiunge la diminuzione del personale sanitario, compensata solo da un aumento dei contratti a termine, che alimentano precarietà e mettono sotto pressione chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute. Senza una politica seria di stabilizzazione e valorizzazione del personale, il sistema rischia di perdere competenze e qualità – sottolinea la consigliera regionale -.
Quello che manca, in modo evidente, è una visione complessiva di presa in carico del cittadino: una sanità che accompagni le persone lungo tutto il percorso di vita, che investa sul territorio, sulla prevenzione e sulla continuità assistenziale. Come minoranza continueremo a chiedere un cambio di rotta, perché la sanità pubblica non può essere governata solo con logiche emergenziali o di bilancio, ma deve rimettere al centro i bisogni reali delle persone».






