«La Regione sospenda subito il provvedimento che riduce la validità delle impegnative con priorità “B”». A chiederlo, ieri, la consigliera regionale del Pd Anna Maria Bigon, dopo il recente decreto dell’Area Socio-Sanitaria della Regione Veneto che limita a soli 20 giorni, contro i 180 giorni generalmente ammessi, la validità delle ricette del Servizio sanitario regionale con priorità “B”.
«Questa decisione rappresenta un passo indietro grave nell’accesso alle cure per i cittadini. Non è accettabile che, invece di potenziare i servizi e migliorare l’efficienza dei Centri unici di prenotazione, si scarichino ancora una volta le inefficienze del sistema sui pazienti e sui medici di base – accusa Bigon -. Sostenere che la mancata prenotazione immediata significhi assenza di urgenza mette in discussione in modo implicito e inappropriato la valutazione clinica del medico, che ha già stabilito una priorità sulla base di una visita e di una diagnosi. In questo modo si crea un paradosso: se il cittadino non riesce a prenotare perché il Cup non prende in carico la richiesta, perché la lista risulta chiusa, o perché viene invitato a richiamare, l’impegnativa scade e deve essere rifatta. Il risultato? Un ulteriore carico burocratico sui medici di famiglia, già allo stremo, e un danno per il cittadino che vede ridotto il proprio diritto alla tutela della salute».
«Non possiamo ignorare, inoltre – aggiunge Bigon – le conseguenze sul sistema nel suo complesso: chi non riesce a prenotare in tempo sarà spinto a rivolgersi al Pronto Soccorso, pagando anche il ticket, contribuendo a sovraccaricare strutture già sotto pressione e ottenendo, paradossalmente, un peggioramento della presa in carico».
«Questa misura non ha nulla a che fare con l’efficienza. È invece un ulteriore ostacolo che rischia di disincentivare l’utilizzo del servizio sanitario pubblico, spingendo i cittadini verso il privato o verso percorsi più costosi e meno appropriati. È un segnale sbagliato, ingiusto e pericoloso – conclude la consigliera dem -. Per questi motivi chiedo formalmente alla Regione Veneto di revocare immediatamente il provvedimento e di aprire un confronto serio con i professionisti sanitari, i sindaci e le rappresentanze dei cittadini, per individuare soluzioni reali al problema delle liste d’attesa: potenziamento del personale Cup, ampliamento dell’offerta, utilizzo efficiente delle agende e programmazione trasparente».






