23 Ottobre 2026
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Verona, la Cgil denuncia: «La busta paga degli infermieri diminuisce anziché crescere: persi 55 euro in un anno»

Busta paga di dicembre 2025, comprensiva di tredicesima mensilità: 3.488 euro. Busta paga di dicembre 2024, sempre comprensiva di tredicesima: 3.544 euro. Circa 55 euro persi in un anno.

A denunciarlo è la Cgil di Verona «malgrado il recente rinnovo contrattuale. Malgrado le riforme e riformette fiscali che si rincorrono dal famigerato Decreto Primo Maggio del Governo del 2023». Per scoprirlo, alcuni dipendenti dell’Azienda ospedaliera integrata universitaria di Verona, infermieri e infermiere, hanno inviato le proprie buste paghe al sindacato Fp Cgil Verona per una valutazione: «Sono in rosso fino a 60 euro nel confronto tra il 2024 e il corrispondente mese del 2025».

«Sta purtroppo accadendo quanto temevamo e che, del resto, era nella logica dei fatti, questo infatti è un esempio da manuale di fiscal drag, altrimenti detto drenaggio fiscale – commenta Antonio De Pasquale, segretario generale Fp Cgil Verona – risultato del combinato disposto di aumenti contrattuali inadeguati, per non dire risibili e vergognosi, e i pasticci del governo su cuneo fiscale, fiscalizzazione degli oneri sociali e altre misure estemporanee fatte di ritocchi e ritocchini, soglie, gradini e gradoni che alla fine della fiera non migliorano affatto la condizione dei lavoratori e delle lavoratrici ma, anzi, finiscono per peggiorarla portando sempre più in alto la pressione fiscale. Se non ci fosse da piangere darebbe da ridere: siamo l’unico Paese al mondo in cui i rinnovi contrattuali fanno diminuire anziché aumentare gli stipendi».

E proprio la condizione del sistema sanitario è al centro delle valutazioni del sindacato: «L’ultimo contratto nazionale, relativo al triennio 2022-2024, è stato sottoscritto senza l’avvallo della Cgil che riteneva, giustamente, offensivo l’adeguamento salariale del 6,8% proposto dal governo, a fronte di una inflazione cumulata del 17% dal 2022 ad oggi, e con gran parte dei comprati del settore privato, industria ma anche cooperative, che chiudevano non sotto il 10% – sottolinea De Pasquale – . Oggi alla sanità pubblica mancano circa 43 miliardi di euro solo per allinearci alla media dei Paesi europei. Senza questi, i contratti nazionali resteranno dei giochi a somma zero per quanto riguarda il netto in busta paga. Se l’Italia avesse mantenuto per gli stipendi e le assunzioni la stessa quota di spesa del 2012, che era il 33,5% del totale sanitario, negli ultimi 11 anni il personale avrebbe ricevuto 28,1 miliardi di euro in più. Di questi, 15,5 miliardi sono stati persi solo nel periodo 2020-2023, nonostante la pandemia, perché i bonus e gli aumenti straordinari non hanno compensato il calo strutturale del numero di dipendenti e il blocco dei contratti».

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